“La sostenibilità è sempre più un tema caro alle nostre imprese, non solo a livello ambientale ma anche etico e sociale. Un tema che abbiamo affrontato anche nella nostra assemblea annuale dei giovani imprenditori, dove si è ribadito che solo la costruzione di una nuova cultura organizzativa può garantire che l’impresa progredisca con successo. Per questo è importante decodificare nuovi modelli di impresa e di economia. È in questa declinazione che vanno letti i fenomeni legati al digitale e alla sostenibilità”. È così che Giorgia Munari, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ha introdotto il secondo appuntamento del ciclo di incontri dal titolo “Le frontiere della sostenibilità”. Una serie di eventi organizzati dal Movimento insieme all’Area Innovazione di Univa con lo scopo di accompagnare le imprese in un percorso di transizione verso le tematiche sociali e ambientali.

Il cambiamento climatico, la pandemia e il conseguente lockdown stanno portando a una revisione dei sistemi produttivi che vanno nella direzione di modelli di produzione e consumo più sostenibili e circolari, mettendo in luce la stretta correlazione tra capitale economico, sociale e ambientale. Un approccio integrale, imperniato sul bene comune, che coniuga le esigenze delle imprese, della società e dell’ambiente. È sulla base di questa riflessione che si è svolto questo secondo incontro dedicato alla specifica tematica “Tra sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale”.

La serie di appuntamenti è una delle tante iniziative intraprese, sul fronte della sostenibilità e dell’economia circolare, da Univa con un impegno che va anche oltre i confini del territorio varesino; a dimostrarlo è la partecipazione a due progetti Europei: Da alcuni anni, come associazione, ci stiamo impegnando sul tema della sostenibilità e dell’economia circolare, che abbiamo approfondito partecipando a due progetti Europei: il progetto cross-settoriale Life M3P per la valorizzazione degli scarti industriali e il progetto Interreg ENTeR per la gestione degli scarti tessili. Inoltre, con la nostra società di servizi, Univa Servizi, abbiamo realizzato e realizzeremo progettualità sui nuovi fabbisogni formativi che stanno emergendo nel sistema produttivo, per permettere alle imprese di affrontare questi temi con le necessarie e giuste competenze” ha sottolineato il Coordinatore delle Aree Economiche dell’Unione, Marco De Battista.

“L’economia circolare è un tema di estrema attualità e di cui si parla talmente tanto che il rischio è quello di guardarlo come una tendenza di moda scordandosi che, invece, è una necessità obbligata”. È così che ha esordito Roberto Morabito, Direttore del dipartimento per la sostenibilità di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), nel trattare la circolarità dei sistemi produttivi e territoriali. Ma perché quella dell’economia circolare è una strada obbligata? “Innanzitutto, per una questione di risorse – ha spiegato Morabito –; oggi le stiamo consumando ad una velocità molto più rapida rispetto a quanto impieghino per rigenerarsi. Le risorse non rinnovabili, invece, sono limitate e non equamente distribuite. Inoltre, alcune sono in Paesi caratterizzati da una delicata situazione economica e politica e il rischio correlato è il difficile approvvigionamento. Mentre per quanto riguarda le materie prime critiche (le più importanti dal punto di vista economico, ma che presentano un elevato rischio di approvvigionamento, ndr), il nostro Paese, seconda potenza manifatturiera in Europa, ha una dipendenza quasi totale dal mercato estero. Per questo all’interno delle imprese vi è la necessità di nuove figure come il Resource Manager che sappia gestire le risorse e i nuovi strumenti diagnostici per rendere più efficiente il processo produttivo. Sono certamente fondamentali per la ripresa post Covid gli strumenti normativi, economici, legislativi, ma è necessario soprattutto che ognuno di noi modifichi i propri stili di vita a tutti i livelli: da quello produttivo a quello sociale. Dobbiamo disaccoppiare il benessere di ognuno di noi dal consumo di risorse del pianeta”.

Ma allora quale cultura di impresa servirà per far fronte ai problemi e agli stimoli di questo contesto così complesso? Ha risposto a questa domanda il professore della LIUC – Università Cattaneo, Massimo Folador, con un excursus sui nuovi modelli d’impresa, quelli legati all’Economia Integrale e alle Società Benefit: “Il Rapporto Censis 2020 ha evidenziato temi e problemi legati alla pandemia come il divario tra ricchi e poveri; l’incremento dell’incertezza; la produttiva senza slancio; la compressione dei consumi e il lavoro fragile. Ecco allora la necessità di nuovi modelli come l’Economia Integrale che per rispondere alla complessità attuale ha l’obiettivo di realizzare soluzioni più ‘integrali’ grazie a tutte quelle scienze che possono arricchire l’ambito economico. Ci sono cose che noi operatori o studiosi di economia non possiamo fare da soli in ottica di sostenibilità, se non lavorando in sinergia con altre figure”.

La sostenibilità sta prendendo diverse strade e c’è anche chi fa grandi cose senza tenere i piedi per terra. La stessa industrializzazione dello spazio, che muove oggi i primi passi, sta avviando importanti progetti di economia circolare. Un esempio concreto è dietro l’angolo, territorialmente parlando: la D-Orbit di Fino Mornasco (Como), azienda del Lombardia Aerospace Cluster. Un’impresa che ha deciso da subito di organizzarsi come Società Benefit, ossia che persegue, nell'esercizio d'impresa, oltre all’attività produttiva anche una o più finalità di beneficio comune. Ha spiegato cosa vuol dire applicare questo nuovo modello all’azienda il Ceo Luca Rossettini: “Noi di D-Orbit vogliamo creare quel futuro capace di futuro per tutte le generazioni future. Prendiamo i rifiuti nello spazio, ovvero i satelliti dismessi, per costruire nuovi veicoli aerospaziali. Inoltre, esisteranno delle stazioni di riciclo in orbita per poter creare quelle infrastrutture per permettere a tutti l’accesso allo Spazio. Stiamo investendo molto anche sulle persone affinché il posto di lavoro possa essere considerato una casa. L’obiettivo è quello di creare un ambiente il più possibile vicino alle persone indipendentemente da quello che fanno”.

Nei prossimi incontri verranno affrontate anche tematiche come la comunicazione e la misurazione della sostenibilità, l’economia circolare e, ancora, la chiusura dei cicli e la bioeconomia, per poi fare anche un excursus su Cop26, la Conferenza dell’ONU sul clima.

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