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Misurare e comunicare la sostenibilità evitando il greenwashing


“La crescente sensibilità dei clienti, delle filiere produttive e delle istituzioni, nei confronti delle tematiche legate all’ecologia, all’economia circolare e alle iniziative sociali, oggi, fa sì che avere una reputazione di azienda green, con un business sostenibile, costituisca un vantaggio competitivo”. È così che Giorgia Munari, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, ha introdotto il quarto incontro del ciclo “Le frontiere della sostenibilità”. Una serie di appuntamenti organizzati dal Movimento insieme a Univa, con lo scopo di accompagnare le aziende in un percorso di transizione green.

Essere un’impresa sostenibile su tutti i fronti, ambientale, sociale ed economico, è un valore aggiunto, ma, come ha sottolineato il Presidente Giorgia Munari, per poterlo spendere sul mercato e per migliorare l’efficienza delle aziende, “è necessario che le imprese adottino una contabilità ambientale che sia in grado di misurare il processo produttivo in una prospettiva di miglioramento continuo. È, pertanto, richiesta una grande capacità di innovazione da parte di chi produce, ma anche disponibilità a diffondere e condividere esperienze e conoscenze. E, se da un lato, chi produce deve essere in grado di misurare la circolarità di un prodotto che immette nel mercato, per poi poter veramente evidenziarne la sua sostenibilità, dall’altro, il consumatore deve aver chiaro questo processo per poter effettuare le sue scelte in modo responsabile e senza inganni. Ecco perché occorre saper comunicare i propri progetti sostenibili, sapendosi calare anche nei panni degli stakeholder, in primis, dei clienti, ma non solo. Pensiamo, per esempio, alla filiera di riferimento o allo stesso sistema finanziario e bancario sempre più attento a concedere credito a chi è veramente green”. Riflessione, questa, che ha fatto da fil rouge a questo quarto incontro dedicato proprio all’importanza del "Misurare e comunicare la sostenibilità".

Al centro dell’attenzione i temi del Green marketing, gli strumenti per misurare la circolarità dei processi aziendali e le certificazioni ambientali.

Daniele D’Amino e Carla Sanz dell’Area Ambiente del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia; Nicola Fabbri, Senior Consultant di Ergo Srl, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Michele Merola, Ricercatore del Centro di ricerca GREEN dell’Università Bocconi e Senior Consultant di Ergo Srl; Marta Morandi, Amministratore delegato di Colmec. Questi, i nomi dei relatori introdotti dal Coordinatore delle Aree Economiche di Univa, Marco De Battista.

Un rischio da aggirare nella comunicazione aziendale di prodotti o progetti sostenibili è quello di cadere nel greenwashing: il fenomeno che si verifica quando le politiche green adottate dall’impresa non costituiscono una reale leva di sviluppo, ma un’azione di immagine per migliorare la visibilità del proprio brand. Per evitare che passi questo messaggio, è dunque necessario che i criteri di valutazione dei requisiti sul carattere circolare delle attività economiche, siano determinati e, soprattutto, misurabili. Lo ha spiegato così Nicola Fabbri, Senior Consultant di Ergo Srl: “Oggi se vogliamo superare il problema del greenwashing è importante essere in grado di misurare la sostenibilità ambientale. Un’impresa che sceglie di intraprendere un percorso di decarbonizzazione volontario, ad esempio, si sta posizionando in un contesto in cui deve necessariamente dimostrare e comunicare quello che sta facendo. In questo modo non rischia di cadere nella trappola del greenwashing e dimostra di conoscere la tematica e gli obiettivi che sta perseguendo. Le certificazioni della contabilità ambientale, come LCA; Carbon Footprint, EPD e lo schema ‘Made Green in Italy’, sono importanti per misurare e tenere monitorata la strategia dell’azienda e il claim di riferimento che non può essere uguale per tutti, ma si costruisce in base alla tipologia di realtà imprenditoriale”.

A chiarire il significato di claim ambientale ci ha pensato Carla Sanz, Responsabile dell’Area Ambiente del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia: “Si tratta dell’informazione ambientale dichiarata dal cliente, che deve essere verificabile, accurata e non fuorviante, basata su riscontri scientifici e oggettivi, verificabili tramite investigazioni e verifiche ufficiali come quelle ISO”.

D’accordo con la riflessione di Nicola Fabbri sull’importanza di comunicare al meglio e con dati misurabili la politica aziendale di green economy, Michele Merola, Ricercatore e consulente per la sostenibilità e le politiche ambientali di GREEN - Università Bocconi e Senior Consultant di Ergo Srl: “Oggi la differenza non è tra chi comunica e chi no, ma tra chi lo fa in maniera efficace e chi meno con il rischio di cadere nella trappola del greenwashing. La transizione verso la sostenibilità è vista come un’opportunità per far crescere la reputazione dell’azienda e raggiungere nuovi mercati, ma non è possibile vantare una sostenibilità che non è supportata da numeri ed evidenze scientifiche. La comunicazione ambientale non è solo lo slogan, ma è tutto ciò che indica al cliente la politica e le caratteristiche green del nostro prodotto e della nostra azienda. Ecco perché è importante usare certificazioni solide, promosse e riconosciute dalle Istituzioni”.

Un esempio concreto di realtà manifatturiera sulla strada della transizione ecologica è quello della Colmec che ha partecipato all’iniziativa di Fondirigenti, promossa dalla società di servizi alle imprese dell’Unione Industriali, Univa Servizi, per analizzare i fabbisogni formativi dei dirigenti delle imprese varesine in merito al tema dell’economia circolare. Un check-up tool di circular economy per migliorare i punti di debolezza dell’azienda e valorizzare quelli di forza: “Apparteniamo ad una supply chain (catena di distribuzione, ndr) molto sensibile ai temi e agli strumenti della sostenibilità; quindi aderire ad un’iniziativa di questo tipo era per noi molto importante - ha affermato Marta Morandi, Amministratore delegato di Colmec -. Inoltre, le riflessioni che sono nate sono state il monito che ci ha spinto ad approfondire la tematica e decidere di redigere un primo report di sostenibilità”.

Il webinar si è concentrato anche sull’approfondimento di quelle che sono le certificazioni di prodotto accreditate, collegate all’economia circolare e ai CAM (criteri ambientali minimi). Tema sviscerato da Daniele D’Amino, Funzionario Tecnico dell’Area Ambiente del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia che è l’unico ente di accreditamento in Italia che attesta la competenza, l'indipendenza e l'imparzialità degli organismi di certificazione, ispezione e verifica, e dei laboratori di prova e taratura.

Economia circolare e Bioeconomia, invece, saranno i temi dei prossimi incontri del ciclo “Le frontiere della sostenibilità”, in via di calendarizzazione e moderati sempre dalla responsabile dell’Area Innovazione e Qualità di Univa, Luisa Minoli.

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