Il Rendiconto sulle attività 2020 dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese dà il senso di un impegno che non è volto semplicemente a rappresentare e a difendere gli interessi delle imprese. Se così fosse la nostra Unione Industriali sarebbe semplicemente una parte sociale. Non è così e non lo è più da tempo.

Siamo molto di più.

Siamo una leva di sviluppo economico.

Siamo un attore sociale il cui impegno va oltre il perimetro delle aziende.

 

L’Unione Industriali è un protagonista del territorio impegnato ogni giorno nel portare avanti l’interesse generale di creare benessere diffuso, economico e sociale, a tutta la comunità.

Il Varesotto è terra d’impresa.

Da questa semplice constatazione parte la nostra azione che si dipana su tutta una serie di impegni a cui si ispira la strategia impostata dal Consiglio di Presidenza che ho l’onore di presiedere e che qui ringrazio citandone i componenti:

  • La vicepresidente Claudia Mona;
  • Il vicepresidente Luigi Galdabini
  • Il vicepresidente Luca Spada
  • Il vicepresidente Mauro Vitiello;
  • La Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori, Giorgia Munari;
  • Il Presidente della Piccola Industria, Giancarlo Saporiti.

Ringrazio, inoltre, per il costante supporto e la fattiva collaborazione i Past President:

  • Giovanni Brugnoli, attuale Vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano;
  • Riccardo Comerio, attuale Presidente della LIUC – Università Cattaneo.

Una squadra che, insieme al Consiglio Generale, ai 12 Gruppi merceologici, al Comitato per la Piccola Industria e al Gruppo Giovani Imprenditori che compongono la nostra compagine, condivide una strategia che possiamo benissimo definire “politica associativa di sviluppo”, così come era stata ribattezzata anche dai miei predecessori.

Una politica di cui beneficia tutto il territorio.

Così come è cambiato il ruolo dell’impresa nella nostra società, così è evoluta anche l’azione dell’Unione Industriali per rispondere agli scenari sempre più complessi che contraddistinguono la modernità.

Da qui, il Rendiconto delle attività che non racconta più l’Unione Industriali per Aree di attività, ma per impegni presi con imprese e territorio, appunto.

E dunque:

  • L’impegno per la rappresentanza;
  • L’impegno contro il Coronavirus e i suoi effetti su economia e tessuto sociale;
  • L’impegno per le persone;
  • L’impegno per la sostenibilità;
  • L’impegno per l’innovazione;
  • L’impegno per l’internazionalizzazione;
  • L’impegno per le nuove generazioni;
  • L’impegno per la cultura d’impresa.

Questo è ciò che è possibile trovare nel Rendiconto di Univa. (Cliccare qui per la consultazione)

Non parliamo soltanto di una pubblicazione.

Parliamo di ciò che siamo e di cosa significhi per ogni nostra impresa far parte di un sistema di rappresentanza come quello che porta avanti ogni giorno la nostra Unione Industriali.

Dietro ogni nostra attività, in ogni progetto c’è un preciso obiettivo: quello di fare dell’impresa un elemento chiave di crescita economica per tutto il territorio.

L’Unione Industriali lavora ogni giorno perché l’impresa sia luogo di riscatto umano e sociale per le persone, elemento in grado di conciliare progresso e difesa dell’ambiente, trampolino verso la modernità, ascensore sociale per i giovani, strumento di promozione del territorio oltre i confini nazionali, scrigno di sapere tecnico e di cultura. Sì, anche di cultura, perché non c’è elemento o fenomeno sociale delle nostre comunità che non dipenda o non possa dipendere dalla crescita e dal sostegno dell’impresa.

È con questa convinzione che, come abbiamo visto, l’Unione Industriali agisce sui più diversi fronti di interesse del sistema produttivo e del territorio.

Siamo terra d’impresa. Non solo perché Varese rimane una delle aree più industrializzate d’Europa. Lo siamo perché l’impresa è ovunque, ben presente con la propria cultura del saper fare in ogni aspetto delle nostre vite.

In questi giorni in cui si parla tanto di Piano di Ripresa e Resilienza e di progetti per il Paese e i suoi territori, deve essere chiaro a tutti - e noi, come Unione Industriali, non mancheremo di sottolinearlo ad ogni tavolo e di fronte ad ogni organo di governo - che non ci possono essere modelli di sviluppo vincenti e credibili per Varese che non pongano l’impresa, la manifattura, il terziario avanzato e i sistemi di logistica al centro della riprogettazione delle nostre comunità.

La nostra Associazione ha dimostrato di essere capace di stare al fianco di imprese e territorio, dando prova di come oggi flessibilità, velocità di reazione e discontinuità siano le uniche chiavi di lettura della modernità.

Oggi non siamo più in emergenza. Siamo in una condizione diversa, di ripartenza, in cui dobbiamo saper guardare ad un orizzonte più lungo con una visione nuova dell’organizzazione aziendale, del lavoro e del territorio.

I dati degli ultimi mesi ci dicono che molti di noi hanno resistito. A fatica, ma ci sono riusciti.

Lo confermano le percentuali di imprese che, anche nel primo trimestre di quest’anno, hanno registrato livelli produttivi e ordinativi in aumento. Lo confermano i dati sull’export in netta ripresa dall’ultimo trimestre del 2020. Lo confermano i consumi energetici e il tasso di utilizzo degli impianti tornati ai livelli pre-Covid.

Sentiamo nelle imprese tanta voglia e fiducia nelle proprie potenzialità di agganciare l’aumento della domanda che in molte zone del pianeta è tornata trainante.

Le velature sul presente e sul futuro, però, non mancano.

Le tensioni sui mercati di approvvigionamento delle materie prime ne sono un esempio.

Al di là dei mercati esteri, inoltre, le condizioni di consumo nel nostro Paese non permettono a settori come l’industria tessile e dell’abbigliamento, così importante per il nostro territorio, di rialzare la testa sopra la crisi economica scatenata dalla pandemia.

Non possiamo poi pensare che il ruolo di àncora di salvezza giocato dal sistema manifatturiero a livello locale - e da noi con orgoglio rivendicato più volte in questi mesi - possa bastare al territorio.

Il pensiero va al comparto ricettivo e alberghiero e alle attività del commercio.

Così come va alla più importante impresa del nostro territorio: Malpensa. Nessun piano di sviluppo territoriale può essere efficace nella creazione di benessere sociale e nel fare da volano dell’economia varesina senza porre come tema fondante quello delle infrastrutture e della logistica e, come baricentro di un tale sistema, Malpensa.

Ignorare, come è stato fatto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la sofferenza di questo asset portante della nostra economia vuol dire non aver capito le basilari dinamiche delle catene globali del valore. Sentiamo la politica e larghe fasce dell’opinione pubblica lamentarsi della scarsa modernità del nostro Sistema-Paese e, allo stesso tempo, indicare con invidia altri Stati europei considerati interpreti di politiche di crescita più efficienti, più ecologiche, più efficaci.

È un po’ come se gridassero allo specchio colpe di altri, non vedendo la propria immagine riflessa.

Anche quando di recente come Unione Industriali ci siamo battuti sui media per migliori collegamenti su rotaia, sottolineo su rotaia, per Malpensa, qualcuno ci ha addirittura accusati si essere legati a visioni datate e del secolo scorso.

La realtà, però, almeno in questo, è molto semplice. Non esiste Paese moderno e competitivo che non punti oggi su infrastrutture nuove, sostenibili e in grado di spostare flussi dalla strada alla ferrovia, velocizzando gli spostamenti e garantendo tempi rapidi di arrivo sui mercati a partire dai collegamenti con i principali porti e aeroporti europei.

Il resto sono visioni bucoliche che ancora oggi non hanno offerto al territorio credibili modelli alternativi di sviluppo rispetto a quelli da noi avanzati e basati sulla valorizzazione dell’industria, sul ripensamento del sistema logistico con Malpensa come perno, sull’investimento nell’impresa quale elemento di creazione di benessere sociale, prima ancora che economico, e quale cerniera tra tutela ambientale e competitività.

La vera domanda da porsi oggi è: come vogliamo trasformare la provincia di Varese? Mai come in questa fase storica serve dare una risposta concreta, lungimirante e veloce a questo quesito, tenendo ben presente quale sia il nostro posto nella geografia della competitività.

L’obiettivo di Varese non può non essere quello di confermarsi tra i motori industriali d’Europa. È con le aree più sviluppate del Continente che dobbiamo saperci confrontare sul piano dell’attrazione degli investimenti.

Ed è qui che si inserisce la vera domanda che ci pone oggi il contesto che ci circonda: Varese, le sue imprese, le sue istituzioni, il suo tessuto sociale possono stare nel mondo come hanno fatto nel recente passato?

Il modello è stato per molti versi vincente, ma quanto lo potrà essere ancora?  

Come imprenditori ci poniamo questi interrogativi con l’ambizione di poter assumere il ruolo non solo di boa di salvataggio come è stato in questi difficili mesi, ma di vero e proprio volano per tutto il territorio.  

Siamo pronti a fare la nostra parte.

Dovremo senz’altro cambiare la nostra mentalità e fare nostri quegli stimoli che sempre più forti arrivano da un mondo in profonda evoluzione e noi con esso.

Mi riferisco alla transizione ecologica e alla transizione digitale, poste al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e delle politiche di sviluppo dell’Unione Europea attraverso il Recovery Plan e quel Green New Deal, di cui nessuno parla più, ma che è lì ad offrirci risorse ingenti per i nostri piani di sostenibilità.

Sfide che dobbiamo imparare a fare nostre nel quotidiano.

Non partiamo da zero.

In realtà, come emerso da alcuni studi svolti anche recentemente dalla nostra società Univa Servizi, in collaborazione con l’Università Sant’Anna di Pisa, il tessuto imprenditoriale varesino è già ben avviato su percorsi di digitalizzazione e di economica circolare, con risultati e impiego di risorse mediamente più elevati della media nazionale.

Il fatto è che molto spesso queste transizioni sono inconsapevoli.

Siamo circolari e non lo sappiamo.

Siamo digitali, perché ne intravediamo le opportunità, ma poco coscienti dei rischi che corriamo se non investiamo ad esempio nella cyber security.

Serve, insomma, maggiore consapevolezza e una visione di sistema allargato.  

Mi ha colpito un dato nell’ultimo periodo, quello dell’andamento dei brevetti della nostra provincia che nel 2020 è aumentato rispetto agli anni precedenti. Questo ci deve far pensare e deve far riflettere le Istituzioni.

Le imprese davanti a una prospettiva incerta hanno deciso di scommettere su sé stesse e sul futuro cercando nuove vie di crescita attraverso gli investimenti negli strumenti immateriali.

Penso che questo sia un indicatore prezioso di quanto il nostro tessuto produttivo sia ancora vitale e generatore di modernità.

È una risposta concreta a chi non ha ancora capito quali siano i fattori di progresso della nostra società locale.

Altro che modelli datati, sono le imprese le principali interpreti del futuro.

I prossimi mesi ci chiameranno a confermare questa voglia di cambiar pelle per inseguire nuove strade.

Investire su dei modi nuovi di fare business, su nuove competenze, su nuovi prodotti e modelli distributivi è un dovere che abbiamo come imprenditori e come cittadini.

Ma a un tale compito non si deve sottrarre nessuno. Istituzioni e amministrazioni locali in primis.

Digitalizzazione, sostenibilità, internazionalizzazione sono linee già tracciate dal contesto in cui operiamo sulle quali dobbiamo catalizzare sforzi e investimenti per far cambiare faccia al Paese e al territorio.

Nessuno si illuda. Non basterà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Non sarà sufficiente saper mettere le adeguate quantità di risorse alle giuste voci.

Se le risorse pubbliche non verranno scaricate a terra nella capacità di innescare un effetto moltiplicatore tra gli investimenti privati delle imprese, il cambiamento sarà effimero. 

Serve capacità di esecuzione.

Servono, soprattutto, tempi certi da centrare attraverso riforme che rendano più moderna l’Amministrazione Pubblica del Paese e ci permettano di agguantare il vero obiettivo posto dall’Unione Europea: impiegare tutti i fondi stanziati entro il 2026.

Già questa è un’ardua sfida per un Paese, come l’Italia, dove la burocrazia è il primo freno alla nostra competitività.

Quelli estivi sono mesi in cui ci dobbiamo sforzare ancora di più per arrivare pronti ad un cambio di pelle e di passo.

Qui non si tratta solo di riprendere le attività, si tratta di riavviare un motore su nuove basi e con nuovi pezzi di ricambio.

Servono nuovi percorsi, nuovi progetti, nuove visioni allargate in grado di fare del nostro territorio una vera comunità ispirata dall’interesse generale di dar vita ad una crescita duratura e sostenibile.

In autunno avremo modo di lanciare questa sfida a tutti gli attori politici, sociali ed economici del territorio attraverso la parte pubblica di questa nostra Assemblea Generale che mi auguro potremo tenere in presenza.

Sarà un momento di creazione e di condivisione di una visione e di impostazione di una strategia.

L’Unione Industriali arriva già oggi pronta all’appuntamento. La nostra visione e la nostra strategia è quella che abbiamo portato avanti nel corso di questi mesi e che abbiamo cercato di riassumere nell’illustrazione del nostro Rendiconto.

Solamente con un progetto chiaro e costruito su basi solide e precisi impegni potremo proiettare il territorio nel futuro.

Serve una direzione.

In quale sviluppo crediamo?

Quale modello di territorio vogliamo costruire?

Su quali leve di competitività vogliamo fare forza?

Per cosa vogliamo che la provincia di Varese sia riconoscibile e famosa nel mondo?

Quali vocazioni vogliamo coltivare?

A queste domande come Unione Industriali diamo e cercheremo di dare risposte concrete facendoci ispirare dagli impegni che, come attori sociali, ci siamo presi nei confronti di tutta la società che ci circonda, guardando oltre gli interessi di parte e impostando le strategie più innovative in grado di traghettare tutta la nostra società locale verso la modernità.

La domanda che porremo al resto degli attori del territorio è: siete anche voi pronti a rimettervi in gioco come fanno le imprese ogni giorno?