Perché gli imprenditori sono tanto preoccupati di questa manovra? Perché i provvedimenti presi o allo studio del governo sembrano tutti legati da un filo rosso, da un’idea che ha sempre di più tutte le parvenze di un’ideologia: poter garantire benessere a prescindere dal lavoro e dalle imprese. Il reddito di cittadinanza, quota 100, le chiusure domenicali delle attività commerciali sembrano andare tutte in questa direzione: allontanare la percezione della necessità del lavoro dalla vita delle persone. Giusto aiutare i più deboli, ma non si può farlo garantendo un reddito senza un impiego e senza prospettive reali di occupazione. Giusto eliminare alcune storture previdenziali, ma non si può farlo cercando di accorciare indistintamente a tutti i tempi per arrivare alla pensione, quando l’aspettativa di vita, invece, si allunga. Il tutto con costi elevatissimi e risorse a debito. È un autogol limitare le aperture festive di negozi e supermercati quando ormai il digitale rappresenta un’alternativa per gli acquisti delle persone. È come se si volesse fermare la modernità del lavoro e della società a colpi di legge. Imponendo dall’alto una propria (ma sbagliata!) idea di benessere. Ecco la preoccupazione più grande: quella per una visione distorta delle dinamiche economiche, del lavoro e delle imprese. Mancano dei punti di riferimento. Qual è la visione? Da qui, la sfiducia.

In pratica un messaggio opposto a quello che in questi giorni come Unione Industriali vogliamo trasmettere ai 4mila studenti di terza media che stiamo portando in visita in 150 imprese del territorio, nell’ambito dell’iniziativa di orientamento allo studio del Pmi Day. Proprio per fare loro conoscere le fabbriche, il fascino del mondo del lavoro, le opportunità occupazionali della manifattura.
L’industria crea benessere diffuso, non solo economico, ed è in profonda trasformazione
. Sarebbe bello e forse opportuno che a questi tour partecipasse anche chi ha responsabilità di governo. Perché scoprirebbe un mondo che probabilmente ignora. Se non fosse così la manovra non avrebbe smontato tutti quegli stimoli agli investimenti, alla formazione, alla ricerca che avevano nell’ultimo anno e mezzo fatto da carburante alla crescita delle nostre imprese.

Sembra che la politica non creda più nel made in Italy
. Ciò mentre si rafforzano in altri Paesi le politiche di sostegno alle imprese e di attrazione degli investimenti. Perché il valore economico e sociale delle nostre aziende è più apprezzato all’estero che in Italia? Non riusciamo a dare risposte a questa domanda.

Le risposte alle esigenze del Paese e del lavoro
per noi stanno in una politica che punti sugli incentivi agli investimenti, alle attività di ricerca, di sviluppo e di formazione, soprattutto dei giovani. Sui tagli al costo del lavoro per mettere più soldi nelle buste paga dei lavoratori. Su sgravi che premino la produttività in azienda con salari maggiori. Sulla decontribuzione all’assunzione dei ragazzi. E poi ancora: sburocratizzazione, politiche per i giovani, maggiore autonomia alle regioni, riduzione del gap dei costi dell’energia con l’Europa, sostegno convinto alle grandi reti e opere infrastrutturali in grado di collegare le persone e le merci al resto del mondo, creando lavoro con i cantieri, ma anche nell’industria con il conseguente aumento delle esportazioni.

Solo investendo sul lavoro e, dunque, sulle imprese si possono creare le condizioni per dare dignità alle persone. La dignità non si crea per decreto. La dignità del lavoro nelle imprese esisteva, esiste ed esisterà a prescindere da qualsiasi intervento legislativo. La vera domanda è se su questa capacità di dare dignità alle persone attraverso, non il semplice reddito, ma con il lavoro, il governo intenda investire o preferisca puntare su una decrescita che sarà infelice per tutti.

Riccardo Comerio

Presidente Unione degli Industriali della Provincia di Varese