Il forte coinvolgimento nell’individuazione delle strategie e nella gestione dell’innovazione (spesso aperta) e dell’internazionalizzazione. Una minore ansia per il controllo a tutti i costi della maggioranza azionaria dell’azienda, rispetto ai propri padri. Maggior freddezza e più razionalità nel prendere le decisioni. Un crescente interesse verso i temi della responsabilità sociale d’impresa. E poi ancora: l’attenzione nel misurare le prestazioni sul lungo periodo e nella crescita del capitale umano. Infine, la propensione a prendersi dei rischi (pur calcolati), facendo leva sul fattore creatività. È questo l’identikit delle nuove generazioni dei titolari d’impresa del Varesotto che emerge dalla ricerca “Innovazione, internazionalizzazione e performance: il contributo di noi giovani imprenditori” svolta dalla LIUC – Università Cattaneo su un campione di aderenti al Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

Per ogni quesito rivolto ad un giovane, i ricercatori hanno sottoposto la stessa domanda ad un esponente aziendale della precedente generazione. Obiettivo: comprendere differenze nei valori, negli atteggiamenti e negli orientamenti. E così dallo studio emerge che se per il 40% degli imprenditori senior del territorio preservare la maggioranza azionaria dell’azienda è un’esigenza fondamentale, ciò rappresenta un valore solo nel 12% dei junior. Una differenza nel senso di appartenenza confermata anche dal 70% dei giovani per i quali non è necessario che l’azienda continui a tutti i costi con la famiglia “perché l’attaccamento all’impresa deve essere messo da parte se rappresenta un ostacolo all’economicità”. Un’affermazione condivisa da solo il 40% della vecchia generazione. Visione replicata dal fatto che per oltre il 70% delle nuove leve dell’imprenditoria locale le emozioni, i sentimenti ed eventuali conflitti tra i membri della famiglia non devono influenzare le decisioni aziendali. Su questo punto è molto d’accordo circa il 20% in meno dei decani aziendali. Differenza di vedute sostanziali anche sul valore dell’impresa come bene da preservare in vista di un trasferimento alle future generazioni della famiglia: se, infatti, questo è uno sprono al lavoro per il 75% dei senior, nei junior esso rappresenta un valore nel 55% dei casi. Inoltre dalla ricerca emerge anche una maggiore sensibilità dei giovani per gli investimenti in responsabilità sociale d’impresa, ritenuti parte integrante di una buona strategia aziendale dal 60% del campione. Negli over 40, la quota scende sotto il 40%.



I giovani imprenditori del Varesotto, si legge nelle conclusioni della ricerca, curata da Valentina Lazzarotti, Professore Associato della Scuola di Ingegneria Industriale della LIUC – Università Cattaneo, “sembrano essere positivamente legati a un orientamento imprenditoriale che mette al primo posto la creatività, l’innovazione, la propensione ad avviare progetti di investimento, ragionati, ma sfidanti”. Ciò è dimostrato dal fatto che oltre il 70% ritiene “fondamentale sperimentare ed essere estremamente creativi, in termini di nuovi prodotti e servizi, nuove tecnologie, nuovi processi”. Il rischio è considerato dai junior aziendali una non scelta, un obbligo. Il perché lo spiega Mauro Vitiello, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Varese: “Non abbiamo più punti di riferimento. I pochi che si stanno affermando sono completamente diversi da quelli del passato. È come se si fosse mosso l’asse terrestre e fossimo ora chiamati a riposizionarci. Da qui il cammino che ogni giovane imprenditore sta compiendo e che questo studio ha cercato di analizzare per capirne le traiettorie”. La sfida, per Vitiello, è tracciata: “La modernità, e con essa l’aumento della complessità nella quale tutti siamo a chiamati a lavorare, vivere, faticare e divertirsi, sta minando alla base ogni certezza che fino a ieri governava lo sviluppo e l’affermazione personale. Ciò vale tanto più per i giovani imprenditori che devono trovare un posto nel mondo anche per il solo fatto che le posizioni occupate da chi ci ha preceduto non esistono più”.

C’è, però, un aspetto che accomuna vecchie e nuove generazioni di imprenditori: la convinzione (condivisa in entrambi i casi da quasi il 70% del campione) che a guidare le scelte aziendali debba essere “la profittabilità a lungo termine dell’impresa e non certo la speculazione a breve”. Le visioni tornano a divergere, invece, sul fronte del capitale umano dove i giovani ritengono fondamentale attrarre risorse con competenze adeguate nell’85% dei casi, contro il 50% dei senior. “L’attenzione alle competenze – spiega la professoressa Lazzarotti - riguarda sia le risorse provenienti dall’esterno (manager non familiari) sia le nuove generazioni stesse, che secondo i giovani rispondenti devono essere coinvolte nella gestione solo se dotate delle competenze adeguate”.

Ma quali sono i compiti che i giovani imprenditori portano avanti nelle aziende? Nel 58% dei casi sono molto coinvolti in attività di innovazione (nel 31% dei casi si tratta di innovazione aperta, gestita in collaborazione con clienti, fornitori e università). Spiccato è anche l’impegno nelle operazioni di internazionalizzazione (42%). Per quanto riguarda l’inquadramento i Ceo rappresentano il 31% del campione, (nel resto dei casi alla guida c’è comunque un componente della famiglia di appartenenza)”.

Da qui la conclusione della ricerca: il giovane imprenditore del Varesotto “pur operando in un contesto proprietario tradizionalmente molto concentrato, appare capace di ritagliarsi un ruolo nuovo, caratterizzato innanzitutto da un forte coinvolgimento nelle attività di innovazione, anche aperta, e di sviluppo del processo di internazionalizzazione. Tale coinvolgimento si sostanzia in ruoli in azienda di crescente responsabilità di direzione e gestione, fino, in molti casi, all’assunzione del ruolo di leader”. “Il coinvolgimento – continua la professoressa Lazzarotti - è guidato da un insieme di valori, che mostrano essi stessi carattere di novità e che a loro volta contribuiscono a determinare l’orientamento imprenditoriale delle imprese gestite dai giovani. Infine, in termini di apporto concreto, segnali incoraggianti emergono dalle relazioni positive fra il crescente coinvolgimento del giovane e alcuni indicatori di performance innovativa (percentuale di vendite da nuovi prodotti sul totale delle vendite) e di internazionalizzazione (percentuale vendite da esportazioni)”.  

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