“Abbiamo deciso di compiere un altro passo: la decisione assunta dal Governo è quella di chiudere, nell'intero territorio nazionale, ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali”. Così il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato, la notte Di sabato 21 marzo, nuove e più stringenti misure per contenere l’epidemia da Coronavirus-Covid-19.
Il principio di fondo del Decreto, firmato la sera di domenica 22 marzo, con validità dal dal 23 marzo al 3 aprile, è la sospensione di tutte le attività industriali e commerciali, accompagnato però da una serie di eccezioni (contenute in un elenco allegato al Decreto che contiene i settori che potranno continuare ad operare) e precisazioni.

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Elenco delle attività produttive che possono proseguire la produzione (Aggiornato con le disposizioni del Dpcm del 25 marzo)
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Per le attività industriali, le eccezioni alla sospensione riguardano una serie di ambiti, riconducibili direttamente o indirettamente a quelli della salute e dell’agroalimentare, individuati in allegato al DPCM e basate su un elenco di codici ATECO. Su sollecitazione di Confindustria, l’elenco dei codici potrà essere integrato nei prossimi giorni con decreto del MISE, sentito il MEF.

Al contempo, è prevista la prosecuzione di tutte quelle attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere indicate in Allegato, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi  essenziali, di cui pure è prevista la prosecuzione. La continuità produttiva è assicurata attraverso una procedura semplificata, basata su una comunicazione al Prefetto competente per territorio. Nella comunicazione andranno indicate le imprese o le amministrazioni destinatarie delle attività svolte.

Allo stesso modo, sempre recependo una richiesta di Confindustria, il DPCM prevede la prosecuzione delle attività degli impianti a ciclo continuo, la cui interruzione determinerebbe un grave pregiudizio all'impianto o un pericolo di incidenti. Anche in questi casi è prevista una comunicazione al Prefetto, che può sospendere l’attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di necessità.

Ancora, sono consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa in questo caso autorizzazione del Prefetto competente.
Tutte le comunicazioni delle imprese alla Prefettura di Varese dovranno essere inviate all'indirizzo:
prefettura.varese@interno.it.
Comunicazione del Ministero dell’Interno alle Prefetture
Comunicazione della Prefettura di Varese alle imprese
L'Unione Industriali ha predisposto dei fac-simili da poter utilizzare.
Nell’elenco Allegato al Decreto sono state incluse, inoltre, le attività di vigilanza, funzionali tra le altre cose alla sicurezza di impianti e strutture oggetto del blocco; sono state incluse anche alcune delle attività di manutenzione; per le attività oggetto di blocco è prevista la possibilità di proseguire fino al 25 marzo per completare quanto necessario alla sospensione, compresa la spedizione delle merci in giacenza e lo scarico di merci in transito.

Il DPCM precisa come le imprese le cui attività non sono sospese devono rispettare  i contenuti del Protocollo contenente le misure anti-contagio sottoscritto il 14 marzo scorso fra il Governo e le Parti Sociali. Inoltre, è comunque consentita la prosecuzione di quelle attività che, pur rientrando nel perimetro del “blocco”, sono svolte con  modalità di lavoro agile.
Nella definizione del testo definitivo del Decreto c'è stato un confronto costante con Confindustria. A questo fine il Presidente di Confindustria, Vicenzo Boccia, ha inviato nella mattinata di domenica 22 marzo una lettera al Presidente del Consiglio con alcuni punti essenziali da tenere presente di fronte a qualsiasi blocco produttivo:
1.        una disposizione di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali;
2.        un’analoga disposizione che consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche (ad esempio, quelle riguardanti gli impianti a ciclo continuo e a rischio incidente), pena altrimenti un pregiudizio alla funzionalità dei relativi impianti produttivi, nonché la continuità di quelle strategiche per la produzione nazionale;
3.        l’esigenza che la prosecuzione di tali attività possa essere garantita mediante il ricorso a una procedura amministrativa molto semplificata, che faccia leva su un’attestazione del richiedente e su meccanismi di controllo ex post da parte delle Autorità competenti;
4.        la necessità di far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività; analoga necessità riguarda la prosecuzione delle attività di vigilanza di attività e strutture oggetto del blocco;
5.        assicurare alle attività e strutture appena citate i tempi tecnici necessari dall’entrata in vigore del provvedimento, a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio verso i siti produttivi, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti.
Nella missiva Boccia chiede anche di “garantire flessibilità nell’individuazione delle attività essenziali mediante il meccanismo dei Codici ATECO, che se ben si addice alle attività commerciali, non si presta invece in modo efficace - anche perché alcune definizioni sono ormai risalenti nel tempo - a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali”.

Due, in particolare, i suggerimenti: “Assicurare la possibilità, mediante un provvedimento ministeriale successivo al DPCM o con un’altra modalità estremamente “snella”, di ampliare o precisare i codici esclusi dal blocco; in ogni caso, far riferimento non solo ai singoli codici ma alle macro-classi e alle note esplicative della tabella ATECO 2007, note nelle quali sono indicate con maggior dettaglio molte produzioni rilevanti”.
La lettera del Presidente di Confindustria si conclude con un richiamo a “sciogliere immediatamente il nodo del credito e più in generale della liquidità, per evitare che questa situazione produca conseguenze irreversibili per le imprese e che gli imprenditori perdano la speranza nella futura prosecuzione delle attività”.
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