“Le attività illegali incidono solo su meno dell’1% delle transazioni in Bitcoin”. Intorno alle valute digitali c’è tutto un mondo da sfatare. “In realtà qualsiasi operazione effettuata in criptovalute è registrata e lascia una traccia indelebile nel tempo. In questo il web non è dunque proprio il mondo ideale per l’economia sommersa”. Christian Miccoli è attualmente Co-Founder e Co-Ceo di Conio, il primo portafoglio Bitcoin italiano che permette di custodire, comprare e vendere la famosa criptovaluta direttamente da smartphone. Un punto di approdo a cui è arrivato dopo aver ricoperto anche gli incarichi di Amministratore Delegato e Presidente di Che Banca! (del Gruppo Mediobanca), e ancor prima General Manager di Ing. Direct Italy durante il periodo di lancio di Conto Arancio. Una vita, almeno quella più recente, dunque, passata nello sviluppo in Italia della finanza digitale. La cui ultima frontiera è rappresentata dai Bitcoin e dalle Blockchain. Tema posto al centro del primo incontro 2018 degli Approfondimenti di Finanza – Scuola d’Impresa organizzati dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese per accompagnare le imprese verso le  nuove opportunità offerte dal mercato per finanziare i propri investimenti.

Un appuntamento partito da una domanda: Blockchain, Lightning network, smart contracts: ne sentiamo parlare da tempo, ma sono vere opportunità quelle che la nuova finanza digitale offre alle imprese? “Sicuramente lo sono quando voglio non fidarmi del soggetto con cui sto per concludere un affare. In questo caso, una transazione attraverso blockchain è lo strumento giusto da utilizzare”. A spiegare il perché alle imprese varesine è stato Marco Pesani, Direttore Sviluppo Prodotto di Conio. Partito dallo sgomberare le menti dai troppi luoghi comuni che circondano il complesso mondo delle blockchain e delle criptovalute, così strettamente legati fra loro: “Intanto bisogna sapere che non esistono solo i Bitcoin. Ci sono anche altre criptovalute, come per esempio, Ethereum. Due monete digitali che hanno oggi una capitalizzazione di 230 miliardi”, ha spiegato Marco Pesani. Ma ogni criptovaluta fa storia a sé: “Ciascuna nasce per un motivo diverso. Prodotti diversi che hanno obiettivi differenti. Un po’ come i social network. Facebook ha una funzione diversa da LinkedIn che ha scopi e utilizzi differenti da Instagram”. E dunque: “Tanto per sfatare uno dei miti che girano oggi sui media, Ethereum non è il nuovo Bitcoin. È una cosa diversa. Tutte le cripotvalute, però, hanno un unico minimo comun denominatore: ogni valuta digitale è un grande registro, un grande database, impossibile da contraffare, che tiene memoria di tutte le transazioni avvenute al suo interno. È la tecnologia sottostante della blockchain, in sostanza ad accumunare le varie criptovalute esistenti nel mondo del web. Una struttura aperta, distribuita, dove ogni scambio di valore avviene senza la necessità di intermediari.”. Una blockchain, in pratica, non è altro che un registro, un database che condivide la registrazione di una transazione finanziaria.

Quello offerto agli imprenditori del Varesotto è stato un vero e proprio viaggio nel mondo della finanza virtuale, partito dall’ABC, per capire se Bitcoin e blockchain stiano aprendo la strada alle imprese per business completamente nuovi. La risposta di Miccoli è “sì, questo sta già avvenendo”. Nel dettaglio alcuni esempi sono quelli della scrittrice che finanzia la sua attività grazie al patronato. Tramite la blockchain chi l’ha supportata riceve una piccola parte della vendita di ogni libro. In tempo reale ad ogni transazione, in base alla proporzione stabilita. Altro esempio è quello di chi vuole garantire ai suoi clienti la provenienza delle materie prime. La blockchain potrebbe essere utilizzata per tracciare e rendere pubbliche le certificazioni e la catena di distribuzione. Anche qui in tempo reale, ad ogni passaggio che subisce il prodotto. Per non paralare delle società che forniscono buoni pasto: in questo caso la blockchain permette di tracciare il loro utilizzo e di organizzare i pagamenti e distribuire in tempo reale il guadagno del business e la sua ripartizione.

“Se ci pensiamo Euro e Bitcoin non sono molto differenti tra di loro”. Una provocazione, quella offerta a Gallarate da Miccoli? Non proprio: “Alla fine Euro e Bitcoin - ha argomentato il Co-Ceo di Conio - sono numeri, dei valori di mercato che dipendono da domanda e offerta. Nel caso dell’euro l’offerta è regolata da una Banca Centrale che potendo gestire l’offerta riesce a controllarne il prezzo. Nel caso delle valute digitali, invece, il valore non è controllato da un intermediario, la fluttuazione è totalmente libera. L’unico elemento fisso è la quantità di Bitcoin che è sempre certa. Oggi esistono 16,9 milioni di Bitcoin che cresceranno fino a 21 milioni entro l’anno 2140. Ma questo è. Non esiste una banca centrale che cerca di controllarne il valore in base alla quantità di moneta da immettere sul mercato”.

Altro elemento su cui meditare, secondo Miccoli è che “il Bitcoin è più conveniente per un venditore rispetto ad un’altra moneta virtuale utilizzata ormai da tutti i negozi: quella rappresentata dalle carte di credito”. Perché? “Nelle criptovalute non c’è commissione. 100 euro di transizione equivalgono a 100 euro di incasso”.
Svantaggi, però, ce ne sono ed occorre tenerne ben conto in questo momento in cui i Bitcoin rappresentano una nuova frontiera “Il primo svantaggio - ha spiegato Miccoli - è la variabilità di valore. Se incasso 100 euro oggi, non so quanto potranno valere domani. 110? 90? La volatilità è molto elevata”.
Esistono comunque dei servizi che permettono di cambiare immediatamente i 100 euro di Bitcoin in moneta reale, così da tutelarsi dall’oscillazione del valore. Così come offre ai propri clienti Conio, per esempio.

“Oggi è difficile accettare pagamenti in Bitcoin - ammette Miccoli - ma una loro maggiore diffusione li renderà per loro natura molto interessanti. In Giappone, per esempio, Paese che utilizza più di chiunque altro le valute digitali, i Bitcoin hanno già corso legale e nell’ultimo trimestre il solo loro utilizzo ha comportato un aumento dei consumi che ha avuto un impatto positivo sul Pil del Paese dello 0,3%. Non poco per un’economia nazionale che cresce annualmente dell’1,6%”.

Insomma per il momento il consiglio è: “Prudenza sì, ma diffidenza no. Non è il caso di tenere in portafoglio troppi Bitcoin o di utilizzarli per molte transazioni. Ma il giusto e moderato utilizzo può rappresentare già oggi un buono strumento di assicurazione del rischio e diversificazione”.