“Anche i dati di questa nuova congiuntura confermano il ruolo fondamentale delle imprese manifatturiere in questa fase di ripresa economica e sociale del territorio. Livelli della produzione, andamento degli ammortizzatori sociali, consumi energetici, tasso di utilizzo degli impianti sono tutti indici che hanno registrato nei primi sei mesi dell’anno un miglioramento. Numeri che non possono essere dati per scontati, ma che, allo stesso tempo, devono farci esser prudenti. Le nubi all’orizzonte non mancano. La fase è di assestamento e di riposizionamento per tutto il settore industriale. Basta guardare all’ultimo dato dell’export, quello relativo al primo trimestre negativo per un -2,8%.

La realtà è che le imprese operano in uno scenario in profonda trasformazione, del tutto inedito. Ogni conquista e ogni segno più è una conferma dei nostri fondamentali, ma allo stesso tempo l’andamento altalenante sui fronti dell’export, da sempre nostro punto di forza, devono farci ricordare quanto il cammino verso una crescita solida e di lungo periodo sia ancora piena di insidie e sfide da vincere e, per certi versi, ancora in gran parte da iniziare a giocare veramente.

Il mondo aperto alla globalizzazione, dove le nostre aziende avevano saputo portare a casa un primato dietro l’altro, non esiste più. Dazi, difficoltà di spostamento per la pandemia e la nuova variante, andamento delle materie prime, difficoltà logistiche nei porti e nell’approvvigionamento dei container stanno ridisegnando una geografia produttiva internazionale e logiche di export sulle quali ci dobbiamo riposizionare. Non meno importante è il ritorno dell’inflazione. Se, come spesso è avvenuto, il fenomeno iniziato negli Usa arriverà anche in Europa, rappresenterà un ennesimo cambio di scenario a cui da tempo non eravamo abituati. Serve capacità di visione nazionale e territoriale per far fronte a scenari così epocali, complessi e sfidanti. La priorità è rimanere competitivi e attrattivi per i capitali nazionali ed esteri, a cui garantire la giusta remuneratività. Solo così potremo continuare a produrre ricchezza e lavoro.

Cosa serve dunque al territorio, anche a fronte delle disponibilità offerte da PNRR e Green Deal Ue? Investimenti nel capitale umano e nel rafforzamento dell’offerta formativa degli ITS (su questo registriamo notevole fermento in questi mesi). Un progetto allargato e condiviso per investimenti in infrastrutture con l’obiettivo di trasformare la provincia di Varese in un polo logistico intermodale strategico per tutto il Nord Italia, grazie anche al ruolo che può giocare Malpensa. Una maggiore spinta sul fronte della digitalizzazione (sono ancora troppo poche, ad esempio, le imprese che si appoggiano a piattaforme di e-commerce per presidiare i mercati esteri). Percorsi di sostenibilità sostenibile, per procedere senza passi indietro, anzi spingendo sull’acceleratore di sentieri di economica circolare e sostenibilità ambientale che già vedono le nostre imprese protagoniste delle classifiche nazionali, ma che devono essere gestiti senza fughe in avanti che ci pongano fuori gioco sul fronte competitivo con i nostri competitor extra-europei sempre più agguerriti. Infine, a livello nazionale, rimaniamo fortemente convinti che, proprio in fasi di trasformazione come l’attuale, serva una riforma degli ammortizzatori sociali a cui il Sistema Confindustria richiama politica e parti sociali ormai da tempo. Serve un sistema universale che coinvolga tutte le imprese, ma che non pesi sempre e solo sulle spalle delle aziende manifatturiere.

Ultimo, e non per ordine di priorità: vaccini, vaccini, vaccini. E Green Pass. La ripresa passa anche da qui”.

Per saperne di più

Consulta l'indagine congiunturale del II trimestre 2021