L’indagine congiunturale dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese relativa al primo trimestre 2020 mostra un calo di tutti i principali indicatori, conseguenza del coronavirus e delle misure messe in atto per arginare l’epidemia. Con il lockdown di marzo, infatti, molte attività hanno visto un fermo totale o parziale e la domanda della maggior parte dei beni e servizi di consumo ha registrato una battuta d’arresto. Si evidenziano profonde differenze tra comparti, dovute ai mercati verso cui è orientata la produzione e alla possibilità di proseguire l'attività solo per alcune tipologie di imprese e di filiere.

Produzione

Sotto il profilo della produzione, nel primo trimestre 2020 si registra una inevitabile battuta di arresto rispetto al trimestre precedente. Le conseguenze del coronavirus sulla produzione hanno avuto la piena manifestazione a partire dal mese di marzo a seguito del lockdown, ma alcuni effetti avevano iniziato a manifestarsi già prima, come difficoltà legate ai mercati esteri sia per l’approvvigionamento che per la domanda (il mercato e le produzioni cinesi erano già fermi da inizio anno) e alcune imprese hanno rallentato o chiuso in parte in alcuni casi la produzione già prima di marzo. Con la chiusura di marzo si sono bloccate totalmente o parzialmente molte attività e anche la domanda nazionale di molti beni e servizi si è azzerata. Il 77,4% delle imprese intervistate ha dichiarato livelli produttivi in calo rispetto al trimestre precedente, il 13,2% stabili e solo il 9,4% in aumento. Si ricorda che questo è un dato rilevato qualitativamente, che misura solo il fatto che le imprese abbiano registrato una riduzione della produzione rispetto al trimestre precedente, ma non l’entità di questa variazione. Per quanto riguarda il parametro quantitativo del grado di utilizzo degli impianti, risulta che nei primi tre mesi dell’anno è stato pari al 70,3%, in calo sia rispetto allo scorso trimestre (in chiusura d’anno era stato rilevato un 76,4%), sia rispetto al primo trimestre del 2019 (quando si era registrato un 82,6%).

Le previsioni sulla produzione per il secondo trimestre 2020 sono anch’esse negative, ma in modo meno diffuso tra le imprese intervistate: il 57% si aspetta, infatti, un ulteriore peggioramento della produzione rispetto a inizio anno, a fronte però del 25,1% che si attende una stabilizzazione e del 17,9% che si attende un aumento. Alcune imprese dopo il primo momento di fermo hanno potuto riorganizzare alcune produzioni se legate a filiere essenziali. Per altre la chiusura si è estesa per la parte iniziale del secondo trimestre. Anche in questo caso la risposta è di tipo qualitativo e congiunturale (ovvero rispetto al trimestre in cui è stato imposto il lockdown). Si stima che quantitativamente i livelli produttivi attesi siano comunque ben al di sotto di quelli dello scorso anno.

Si registrano delle significative differenze di performance nei diversi comparti dovute alla possibilità di proseguire alcune attività anche durante la fase di lockdown e al mercato servito. A tal proposito, le imprese legate per esempio alle filiere farmaceutica o alimentare hanno mostrato una visione meno negativa nel primo trimestre dell’anno, viceversa le imprese che producono altri beni per il consumo stanno soffrendo per il calo nella domanda.

Ordini

La dinamica del portafoglio ordini è negativa, con un calo più marcato sul mercato interno, soprattutto nelle filiere di beni e servizi per il consumo finale, che si è ridotto drasticamente durante la fase di lockdown di marzo. Con riferimento agli ordinativi complessivi, il saldo nelle risposte (pari alla differenza tra la percentuale di imprese che dichiarano un miglioramento congiunturale degli ordini e quelle che dichiarano un peggioramento) è negativo (-37,3 punti percentuali). Il 58,4% delle imprese intervistate ha, infatti, segnalato una riduzione, il 20,4% una situazione di stabilità con il trimestre precedente, mentre il 21,2% un aumento. Anche gli ordinativi esteri mostrano un andamento negativo, ma meno marcato: il saldo nelle risposte in questo caso è pari a -29,6 punti percentuali.

Mercato del lavoro

Gli effetti sul mercato del lavoro della crisi innescata dal coronavirus non sono ancora visibili nel dato del primo trimestre del 2020. Bisogna, infatti, considerare che esiste sempre un certo ritardo nell’iter di autorizzazione delle ore di cassa. Nel primo trimestre 2020 l’INPS ha stimato che sono state autorizzate 1.460.104 ore di cassa integrazione guadagni ordinaria nel comparto industriale, in aumento del 3,1% rispetto ai primi tre mesi del 2019. Complessivamente (considerando la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria) nel primo trimestre 2020 sono state autorizzate 1.713.262 ore, in crescita del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ci si attende un peggioramento nei mesi successivi, come confermato dai dati di aprile: nel solo mese di aprile 2020 in provincia di Varese sono state infatti autorizzate oltre 14 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria nell'industria, un numero tanto alto era stato registrato solo complessivamente nel 2013.

Principali settori

Metalmeccanico

Nel comparto metalmeccanico le imprese intervistate mostrano un andamento congiunturale che ricalca la dinamica complessiva del territorio. Tutti gli indicatori analizzati mantengono un andamento negativo. Si rilevano però delle differenze a livello di sottocomparti: meno negativa la visione, soprattutto in termini di prospettive nel breve termine, delle imprese che operano nelle filiere che hanno potuto continuare a produrre durante il lockdown (come il comparto aerospaziale e le aziende metalmeccaniche legate alle filiere essenziali dell’alimentare e del farmaceutico). Queste imprese hanno registrato un rallentamento nel primo trimestre, ma si attendono un recupero, seppur parziale, nel secondo trimestre dell’anno. Rimane comunque difficile la situazione per larga parte delle imprese del comparto che in questi mesi non hanno potuto alimentare il proprio portafoglio ordini.

Moda

Sull’andamento congiunturale delle imprese intervistate della filiera moda pesa il crollo della domanda registrato nella fase di lockdown che ha bloccato sia i lavori per le collezioni in uscita, sia il consumo finale di abbigliamento già a magazzino. Il 90,1% delle imprese analizzate ha, infatti, registrato un peggioramento negli ordinativi complessivi nel primo trimestre dell’anno rispetto al precedente, con un calo maggiore sul mercato interno. Questo andamento si è riflesso sia sulla produzione del primo trimestre dell’anno che sulle previsioni per il successivo, entrambe fortemente negative.

Chimico-farmaceutico

Il chimico-farmaceutico è l’unico settore che non mostra un andamento negativo lungo tutti gli indicatori analizzati, grazie alla prosecuzione di quasi tutte le attività anche durante la fase di chiusura. Pur mostrando un rallentamento nella produzione, legato in particolare alla componente chimica del settore, le imprese intervistate hanno dichiarato ordinativi in crescita.

Gomma-plastica

Le imprese intervistate hanno segnalato una riduzione sia della produzione che degli ordinativi. All’interno del settore si evidenziano però delle differenze tra le imprese che operano nelle filiere che hanno potuto continuare l’attività anche durante il lockdown e quelle con produzioni destinate al mercato del consumo finale, maggiormente in sofferenza per il crollo della domanda.

 

Vai alle infografiche interattive

Vai al commento del Presidente dell'Unione Industriali, Roberto Grassi