Il 2020 del manifatturiero lombardo si chiude in negativo ma con un calo più contenuto rispetto alle aspettative iniziali. La produzione perde un -9,8% rispetto all’anno precedente, il fatturato cala dell’8,2% mentre gli ordini esteri si confermano traino dell’economia regionale. 

Se il sistema delle imprese della Lombardia regge grazie alla domanda estera lo stesso discorso non vale per il mercato interno che sembra non essersi mai ripreso dalla crisi finanziaria del 2008: nel 2020 perde, infatti, l’8,9%.

“I dati dei singoli settori produttivi – afferma il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti - testimoniano difficoltà diffuse in maniera disomogenea: tutti i settori chiudono infatti l’anno con la produzione industriale negativa rispetto all’anno precedente”.

I settori meno penalizzati, in quanto essenziali anche durante i periodi più duri del lockdown, sono il food, la farmaceutica e la chimica. Il mercato del lavoro regionale continua a tenere grazie ai tasselli rappresentati dal blocco dei licenziamenti confermando di fatto i livelli occupazionali (-0,3%) mentre si sta progressivamente, ma molto lentamente, riducendo il numero di aziende che fanno ricorso alla Cig. Rimane preoccupante la contrazione degli investimenti (-18,6 %).

 “Per invertire la tendenza c’è bisogno di decisioni rapide per favorire una crescita sostenuta, tenendo presente che senza il rilancio dell’industria non può infatti esserci ripresa, perché il manifatturiero è il vero traino per tutti i settori dell’economia – continua Bonometti -. Tuttavia, una vera ripresa si potrà avere da metà 2021 solo se la campagna vaccinale abbatterà l’emergenza sanitaria e se di conseguenza potranno ripartire consumi e investimenti, sostenuti da adeguate politiche pubbliche di sostegno ai settori più colpiti dalla crisi e ai settori strategici con un occhio di riguardo al credito delle imprese”.

Sono tre le priorità determinanti, secondo Confindustria Lombardia, affinché il mondo produttivo torni a crescere e a creare benessere e ricchezza per territori e cittadini: salute, industria e lavoro. “Altrettanto importante è la fiducia, indispensabile per iniziare la ricostruzione di cui necessita la nostra economia e per fare ripartire gli investimenti. L’auspicio è che il nuovo governo inizi da qui e si ponga da subito come obiettivo la ripartenza del sistema produttivo, dimostrando la capacità di decidere su misure rapide ed efficaci, affrontando quei nodi di competitività che per il Paese non sono più procrastinabili e che la pandemia ha reso ancora più critici, a cominciare dalle riforme, dal credito, dalla digitalizzazione, dalle infrastrutture, dalla formazione – conclude Bonometti -. Tutti gli sforzi devono essere accompagnati dalla semplificazione di tutto il sistema Italia”.