L’Italia inizia il lungo sentiero stretto di risalita dopo la crisi, con il Pil avviato sulla buona strada. L’industria è solida e la produzione continua ad andare avanti, mentre qualcosa si muove anche nei servizi con i primi segnali positivi dalle riaperture. In Italia i consumi sono deboli ma vicini alla svolta, l’inflazione resta ancora bassa, così come i tassi di interesse. C’è creazione di lavoro in Italia, i dati sono positivi per gli investimenti e l’export è in salute. Gli scambi mondiali sono robusti, ma continuano a rincarare le commodity non energetiche. È questo lo scenario che emerge dall’ultima congiuntura flash del Centro Studi Confindustria.

 “Maggio si è confermato per l’Italia il mese dei graduali allentamenti delle restrizioni anti-Covid – spiega il Csc -. Ciò rende possibile nel 2° trimestre un primo, piccolo, aumento del Pil, cui seguirà un forte rimbalzo nel 3° e 4° pari a oltre il +4%, che si consoliderà grazie all’impatto che verrà dagli investimenti finanziati dal piano europeo NG-EU”. Situazione stabile per la produzione industriale, mentre qualcosa inizia a muoversi nel settore dei servizi. “Dopo che il PMI era sceso a 47,3 in aprile, l’attesa ripresa della domanda dovrebbe iniziare a materializzarsi a maggio, rispostando i consumi verso i servizi, finora condizionati dalle misure anti contagio”. L'aumento della domanda nei servizi è spiegato dalla ripresa dei viaggi e dei consumi fuori casa, oltre che dalle riaperture nei settori legati alla filiera del turismo e della cultura. 

Dati positivi sia per l’occupazione che per gli investimenti. “Tra gennaio e aprile sono state create circa 130mila posizioni di lavoro, al netto delle cessazioni, contro un dato molto negativo (-230mila) negli stessi mesi del 2020 (+260mila nel 2019)”: è quanto emerge dall’Osservatorio di Confindustria sotto il profilo occupazionale. “Le prospettive di investimento, invece, sono in netto miglioramento. Auto e beni strumentali hanno le performance migliori, il comparto dei beni immobili ha ripreso a crescere”. Nonostante la situazione generale sia più rosea rispetto ai mesi precedenti e l’Italia si stia dirigendo verso una ripartenza economica e sociale, rimane il problema dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Specialmente per le commodity non energetiche: “Il prezzo del Brent si mantiene intorno a 68 dollari al barile a maggio, ai livelli pre-Covid, grazie al riequilibrio del mercato ormai raggiunto, con le scorte di greggio scese ai valori di inizio 2020. In aprile, invece, le altre commodity hanno mostrato nuovi forti rincari (grano +3,2%, rame +3,7%, ferro +6,9%). Per il rame, il picco storico del 2011 dista appena il 5,5%”.

Per leggere la news completa vai al sito di Confindustria