Varese e l’Italia stanno rallentando. A differenza di altre volte, però, stiamo andando male soprattutto per colpa nostra, per una politica economica anti-impresa che non risolve, anzi aggiunge problemi, alle storiche zavorre che da tempo frenano il Paese e le sue aziende.
Ce lo dice il fatto che rallentiamo in quei settori dove siamo andati, anche durante la crisi, sempre bene, soprattutto nel recente passato. Da un sondaggio di opinioni tra gli imprenditori del territorio rileviamo che a ottobre i consumi nei supermercati della provincia stanno diminuendo dopo mesi di incrementi, anche negli acquisti alimentari. Anche gli operatori delle telecomunicazioni, per la prima volta, vedono una diminuzione degli ordini. Scendono le immatricolazioni delle auto. Le macchine utensili, così radicate nella nostra industria, dopo trimestri ininterrotti di balzi in avanti produttivi, ora segnalano cali negli ordini. Anche in imprese tessili performanti che in questo periodo di norma fanno il record di fatturato, si registrano cali importanti.
I motivi? Principalmente uno: c’è un clima di sfiducia dovuto ad un sentimento di incertezza economica diffuso. Una sfiducia in cui l’Italia si sta infilando da sola con una politica economica definita dal governo espansiva, ma che allo stato attuale sembra più una scommessa. L’1,5% di aumento del Pil nel 2019 non verrà centrato: è questa la convinzione che emerge dai comportamenti degli operatori economici, singoli cittadini in primis. Altrimenti non si spiegherebbero certe dinamiche. Il problema non è che la manovra non piace all’Europa o ai mercati. Il problema è che non piace all’economia, ai consumatori e ai risparmiatori, stranieri certo, ma anche italiani. Il problema non è finanziario, ma sta nell’economia reale di tutti i giorni.
È come se l’alto indice di popolarità di cui gode oggettivamente il governo non si stia traducendo in un coerente comportamento economico quotidiano, anche tra i suoi sostenitori. La fiducia che le forze di governo stanno raccogliendo non si sta scaricando sui comportamenti economici delle persone in cui rimane la sfiducia per il futuro. Un conto è votare, un altro è comprare un’auto, una lavastoviglie, un computer o riempire più o meno il carello della spesa.
Un segnale importante da non sottovalutare. Stiamo andando nella direzione sbagliata.
Non basta inseguire il consenso politico basato sugli umori degli elettori e sulla pancia delle persone. Serve dare una visione al Paese. Una visione che manca. Altrimenti non si spiegherebbe questo sentimento diffuso di pessimismo.
Le forze politiche tutte, di governo e di opposizione, devono iniziare subito a dare rappresentanza a questo malessere economico e sociale crescente. Domani, quando ci accorgeremo che l’1,5% è una scommessa persa, sarà troppo tardi.

Riccardo Comerio

Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese



Per saperne di più: