“Abbiamo bisogno che prenda corpo con più decisione la domanda interna, che le persone tornino ad avere fiducia e ad affrontare senza paura del domani anche consumi impegnativi, come possono essere l’acquisto di un’automobile o di un elettrodomestico. Serve che si riavvii il ciclo di investimenti delle imprese, magari per inseguire la spinta dell’innovazione e della digitalizzazione, anche sul fronte dei macchinari, settore che vede Varese in prima linea”. Non c’è solo l’incertezza legata all’andamento della pandemia da Coronavirus a preoccupare le imprese varesine. Le tensioni internazionali e il calo dell’export iniziato prima del Covid, la capacità del Paese di cogliere le opportunità del Recovery Fund, la questione Malpensa. A dar voce a timori e aspettative degli imprenditori di uno dei territori a più alta densità manifatturiera in Italia è stato il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Roberto Grassi, durante l’evento digitale “Disegniamo il futuro”.

L’affondo è arrivato proprio sulla situazione che sta vivendo lo scalo varesino: “Sono passati 20 anni dalla nascita di Malpensa 2000 e le infrastrutture di collegamento non sono ancora del tutto ultimate. Nello stesso periodo la vicina Svizzera ha scavato un tunnel di 15 Km sotto la montagna (S. Gottardo) e con la recente apertura del Ceneri ha completato il progetto dell’Alp Transit, costato circa 28 miliardi di euro”. Puntini di sospensione. “E noi?” si chiede il Presidente di Univa, dandosi la risposta: “Noi abbiamo recentemente stanziato 3 miliardi (più del 10% del valore dell’Alp Transit) per l’ennesimo salvataggio di Alitalia e ciononostante non riusciamo a garantire attraverso la ‘compagnia di bandiera’ nemmeno un collegamento da Malpensa con la capitale e un’adeguata rete diffusa di collegamenti con il resto del mondo. Tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sempre pensato a tenere in vita un’azienda ormai morta da almeno 10 anni, sacrificando sul suo altare una qualsiasi strategia di sviluppo organico del trasporto aereo nazionale. Come imprenditore e cittadino sono sconfortato”.

Parità di condizioni con i nostri competitor (“almeno quelli europei iniziamo da lì”); equità e sostenibilità fiscale (“la tassazione sul lavoro è più alta della tassazione sulle rendite finanziarie, è logico?”); contesto in cui il lavoro possa tornare a crescere (“dobbiamo investire sulla crescita della produttività e un aumento delle competenze”); semplificazione (“siamo sempre tutti d’accordo serve solo passare all’azione”); attrattività per i giovani (“se mancano loro il gioco si conclude qui…”): queste le priorità per un Paese che vuole tornare a essere competitivo, secondo Grassi.

Il Presidente di Univa, però, incalzato dalle domande del giornalista de Il Sole 24 Ore, Luca Orlando, non ha voluto solo fare un elenco della spesa e delle proposte alla politica. “Noi per primi, come Associazione datoriale dobbiamo avere una strategia per traghettare il sistema produttivo verso l’impresa moderna”. Tre le sfide su cui il Consiglio di Presidenza sta concentrando forze e risorse: la sfida della sostenibilità, “interpretata a tutto tondo, da quella ambientale con lo sviluppo dei nuovi materiali, a quella sociale con la conciliazione lavoro/famiglia”; la sfida dell’innovazione, “tutte le nostre imprese, vuoi per i prodotti, vuoi per processi, vuoi per la distribuzione al mercato saranno impegnate nella trasformazione digitale”; la sfida dell’internazionalizzazione, “per il riposizionamento nelle nuove catene del valore”. Tre voci, su ognuna delle quali Univa si sta muovendo con uno o più progetti di accompagnamento delle aziende verso la modernità sui campi dell’economia circolare, del welfare aziendale, dell’industria 4.0, dell’export.

Una strategia che è per le imprese e il territorio insieme. E sullo sfondo quel tanto citato Recovery Fund “che può essere un’opportunità anche per il Varesotto”, sostiene il Presidente di Univa che lancia tre proposte di impiego.

La prima: Malpensa. “L’aeroporto non è bloccato solo dalla questione Alitalia. Manca una strategia generale di sviluppo del trasporto aereo nazionale. Di questo nelle prime linee guida redatte dal Governo non c’è traccia. Serve un progetto di istituzione di una Zona Logistica Semplificata (ZLS) che metta a disposizione del nostro aeroporto le stesse agevolazioni previste per i porti”.

La seconda: i giovani. “Da una parte serve rendere strutturali i finanziamenti agli istituti post-diploma degli Its per saldare la formazione con l’esperienza delle imprese; dall’altra siamo un territorio di confine con la Svizzera, sappiamo cosa vuol dire perdere talenti, dobbiamo bloccare il fenomeno con un sistema di inserimento agevolato pluriennale nel mondo del lavoro attraverso un sistema graduale di adeguamento delle aliquote contributive”.

La terza: l’innovazione. “Dobbiamo rendere strutturale l’unico vero strumento di politica industriale che il Paese si è dato negli ultimi anni: il Piano Impresa 4.0. Prima che venisse smantellato funzionava benissimo”.

Per disegnare il futuro del Paese e dei suoi territori, secondo il Presidente Roberto Grassi, serve soprattutto il coraggio dell’ambizione: “Se ci accontentiamo di gestire le difficoltà del presente, rischiamo di perdere le opportunità che ci potremmo aprire sul futuro se avessimo il coraggio di fare delle scelte su mirate politiche di sviluppo. Che in quanto tali rischiano di essere impopolari da un lato, quello del breve periodo. Ma portatrici di crescita duratura e sviluppo sostenibile dall’altro, quello del lungo periodo”.

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