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Settembre 2000

 
 

"Roidi da ogli”

Così si chiamavano i primi veri occhiali, a Venezia.
Dal Medioevo ai nostri giorni, anche la diversità della denominazione testimonia la profonda evoluzione di uno strumento da vista diventato protagonista del look personale.

Sembra che una delle prime immagini che rappresentano un uomo con gli occhiali sia un ritratto, opera di Tomaso da Modena, del cardinale Ugo di Provenza, intento a scrivere con una bella penna d'oca e con un paio di lenti cerchiate di cuoio sul naso (l'affresco è del 1352). Per il vero, però, fin dai tempi dei romani si sapeva che oggetti piccoli o caratteri minuti, visti attraverso una sfera di vetro piena d'acqua, venivano ingranditi (così Seneca).
Proprio i romani usavano un particolare elmo da guerra detto "ocularium” che aveva in corrispondenza degli occhi uno o due fori coperti da cristalli.
I primi, veri occhiali (detti "roidi da ogli”) appaiono però solo alla fine del Duecento, quando finalmente si capì che per correggere i difetti della vista bisognava porre le lenti davanti agli occhi, e non (come si opera con le lenti di ingrandimento) sopra l'oggetto da guardare. A Venezia, nell'anno 1300, per la prima volta si dà conto dell'esistenza di un artigianato vetraio, allorché viene formalizzata una serie di norme appunto della corporazione degli artigiani vetrai. Le lenti (convesse) erano fatte in cristallo di rocca o in berillo e i primi occhiali erano costituiti da due lenti rotonde cerchiate di cuoio, riunite da due piccoli segmenti che permettevano di assestarle, più o meno bene, a cavalcioni sul naso. Il difetto che si correggeva era la presbiopia dei vecchi.
Nel successivo Quattrocento, ecco comparire anche le lenti concave per i miopi e, contemporaneamente, il sistema (un'asola di cuoio passante fin dietro le orecchie) per inforcarle senza pericolo di perderle.
E' solo a far luogo dal XVI secolo, però, che – migliorate le montature – gli occhiali diventano un accessorio per tutti e non solo per nobili ed ecclesiastici.
Anche l'evoluzione delle stanghette ha una sua storia, considerato, per esempio, che, agli inizi, le stesse non arrivavano alle orecchie ma assolvevano la loro funzione di sostegno con una pressione sulle tempie, oppure erano collegate a nastri che si annodavano dietro la testa. Con l'andare del tempo, naturalmente, gli occhiali, da strumento necessario per correggere uno o più difetti della vista, si sono andati trasformando in oggetto alla moda, attraverso una vera infinità di varianti, alcune delle quali decisamente preziose. Per proteggere queste ultime, ecco nascere gli astucci che possono essere altrettanto raffinati.
In pieno Ottocento (il conte di Cavour con le sue lenti particolari ne è un celeberrimo esempio), le montature si diversificano al massimo e si usano, per costruirle, sempre più diversi materiali: dal metallo alla tartaruga.
Sui giornali si danno consigli in proposito e si insegna ad indossare per ogni occasione l'occhiale più adatto, dando importanza, oltre che alla praticità, all'eleganza.
E' a partire dalla seconda metà di quel secolo che la scoperta della celluloide portò all'adozione ed alla produzione su scala industriale di nuove montature.
La storia degli occhiali nel nostro Novecento è estremamente articolata e le mode si susseguono vorticosamente, mentre gli affinamenti tecnici consentono ogni giorno nuove varianti e la conseguente correzione di difetti prima apparentemente incurabili.
Abbiamo così gli elegantissimi occhiali della Belle Epoque, quelli per gli spericolati primi aviatori, quelli dei grandi stilisti, quelli "da sole”, quelli – più frivoli – a forma di farfalla, quelli sportivi e così via via elencando.
L'oggetto - originalmente necessario - diventa così un importante accessorio di moda, spesso fondamentale nella creazione di un look personale.

Mauro della Porta Raffo

 

 

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