Unione degli Industriali della Provincia di Varese
Varesefocus

Giugno 2000

 
 


Quella schiera di musici che accompagnava le funzioni al Sacro Monte…

Una leggenda testimonia dell’attenzione con cui Varese ha sempre guardato alla musica e alla produzione degli strumenti musicali.

Narra un’antica leggenda che in tempi lontanissimi, sul Sacro Monte di Varese, quando era ancora un’aspra località popolata da eremiti e “selvatiche”, vennero innalzate delle enormi croci, quasi a volere fissare la sacralità del luogo. Al posto di queste croci sarebbero successivamente sorti edifici di culto e comunque, come testimoniano le Tre Croci nell’omonima località e quella che si trova alla XIII cappella, se ne lasciò sopravvivere il ricordo. La leggenda si arricchisce poi di un particolare misterioso: mentre, con un grande fervore di popolo veniva collocata la croce che oggi si trova alla XIII cappella, dal nulla comparve una eletta schiera di musici che accompagnarono l’intera funzione con canti e inni di straordinaria bellezza. Nessuno li aveva mai visti e poiché al termine della funzione tornarono a scomparire d’incanto, si è sempre creduto che quei musici fossero angeli inviati dal buon Dio.

Leggende a parte, per molti secoli incontriamo precise testimonianze dell’amore che la terra varesina ha portato alla musica e alle sue mille espressioni. Per restare al solo capoluogo basta sfogliare le Cronache del Tatto e del Marliani per incontrare molti episodi di concerti sacri tenuti in occasione delle funzioni religiose; oppure per scoprire come la musica, alla quale spesso si accompagnava il ballo, costituisse un elemento decisivo anche per la vitalità e la buona riuscita delle feste private.
Sotto questo aspetto l’apice venne raggiunto nella seconda metà del diciottesimo secolo quando signore della città divenne Francesco III d’Este. Non solo perché nella sua piccola Versailles in riva al Vellone la vita era molto briosa o perché fu suo ospite il promettente W.A.Mozart, ma soprattutto grazie alla decisione di far costruire il primo teatro della storia di Varese. Fu questo il seme da cui sarebbe germogliata la meravigliosa storia del teatro Sociale di Varese (incautamente demolito nel 1952) che fu a lungo rivale della stessa Scala di Milano e che ebbe il merito di ospitare per primo opere musicali (quali il “Così fan tutte” di Mozart) che solo in tempi successivi approdarono sui più celebrati palcoscenici di Milano, Venezia e Torino.
Il Sociale di Varese, grazie agli sforzi di un illuminato imprenditore come Edoardo Chiesa che era il titolare della Birreria Poretti, divenne dopo la prima guerra mondiale il tempio dell’opera lirica e musicisti come Catalani scrissero apposite opere per le sue scene.
Sempre alla classe imprenditrice si deve il sorgere di molti altri teatri, ora grandi, ora piccoli, ma tutti destinati ad un’intensa vita artistica.
E’ il caso del Condominio di Gallarate, che tra i protagonisti vide i Ponti e i Cantoni, piuttosto che del teatro di Luino realizzato col concorso degli imprenditori svizzeri Hussy.
Non c’era tuttavia la sola musica sacra e operistica ad allietare la vita locale.
L’intera provincia di Varese è stata caratterizzata da un grande e capillare diffondersi di gruppi filarmonici, molti dei quali contano ormai più di cento anni: gruppi filarmonici spesso costituiti presso le Società di mutuo soccorso, spesso favoriti dalla benevolenza delle aziende più importanti che operavano sul posto. Anche in tali circostanze si è talvolta giunti alla decisione di realizzare un teatrino per facilitare concerti e recite. Tale il caso di Viggiù, di Malnate, di Barasso, di Busto Arsizio, ma l’elenco potrebbe essere molto lungo, visto che questi teatrini si trovano anche nelle più impervie valli prealpine.
Notevole anche la tradizione coristica, in quanto il cast di cantanti d’opera si avvaleva dei cori locali; ed ancora quella dei gruppi che privilegiavano determinati strumenti. Grande la tradizione di Busto Arsizio e di Varese nel settore degli strumenti a corda, mentre nelle località più piccole erano privilegiati gli strumenti a fiato ed in particolare le fanfare. Se a tutto ciò aggiungiamo la notorietà raggiunta da molti cantanti e musicisti locali (cominciando dalla soprano Grassini e finendo col violinista Uto Ughi), il contributo dato da diversi ditte costruttrici di strumenti, quello di alcuni editori musicali (tale il caso di Giuseppe e Benedetto Carulli di Arsago Seprio che operarono a Milano e furono poi assorbiti dalla Ricordi), e non da ultimo una buona tradizione giornalistica di settore (si pensi al “Buscadero” di Gallarate), si può davvero sostenere che viviamo in una delle province più musicali d’Italia.

Pietro Macchione

Antica e moderna l’industria varesina del suono

E’ grande e spesso poco noto il contributo dato da ditte e laboratori varesini alla nobile attività della produzione dei suoni. Chi ricorda ad esempio la famiglia Pelitti? Eppure questa attiva progenie aveva fondato a Varese, forse sull’onda del teatro voluto da Francesco III d’Este, una fabbrica di strumenti musicali a fiato sin dalla seconda metà del 1700. Nella città prealpina il successo non mancò, ma decisivo fu il trasferimento dell’attività a Milano dove la vita artistica e commerciale era indubbiamente più intensa. Artefice di ciò fu soprattutto Giuseppe Pelitti che con i suoi ottoni conquistò molti riconoscimenti: a Milano nel corso delle Esposizioni del 1845, 1847, 1853, 1857; a Londra nel 1851 e 1857; a Parigi nel 1853 e 1855; a New York nel 1853; a Firenze nel 1861. Famosi restarono i “pellittoni” ovvero dei bassi molto potenti sia dritti, che ritorti o a tracolla; il “fagottone” un controfagotto a dodici chiavi; e i “duplex” delle coppie di strumenti affini che potevano essere suonati dal medesimo bocchino mediante un’apposita chiave di derivazione del suono.
Parimenti dimenticata sembra essere la secolare tradizione campanaria varesina che ebbe dapprima nella famiglia Bizzozero e quindi in Angiolo Bianchi i suoi magnifici interpreti. In un primo tempo il Bianchi svolse un’attività complementare a quella dei Bizzozero, quindi ne divenne il diretto continuatore, Come nel caso dei Pelitti non siamo in presenza di un’attività a carattere locale, ma di un’impresa che, pur mantenendo solide radici nei luoghi d’origine, si è proiettata in lontani territori. E’ possibile trovare campane varesine in tutta Italia e in molte località europee. Tra le altre citiamo il magnifico concerto del seminario di Venegono e la famosa campana in memoria dei caduti del mare. Ed è parimenti frequente imbattersi in riconoscimenti e premi concessi per le tecniche di lavorazione.
Citiamo il caso del premio ottenuto da Angiolo Bianchi nel 1861 a Firenze per il suo meccanismo “pel suono delle campane senza ceppi e con risparmio di forze e di materiali”. Ma già nel 1855 costui era stato premiato per i suoi “trovati”dall’ Imperial Regia Accademia di Milano.
Sopravvive invece la grande tradizione organaria locale, grazie alla fiorente attività della celebre ditta Mascioni di Cuvio che ebbe inizio nell’anno 1829. Eppure, come testimonia l’incessante e benemerita opera di ricerca e di recupero di antichi organi svolta dal professor Manzin, i maestri organari espressi dalla terra varesina sono stati innumerevoli e anche in tale caso le loro opere si trovano disseminate nelle cattedrali di mezzo mondo.
Venendo a tempi più recenti, si deve ricordare che il grande boom industriale vissuto dalla provincia varesina nel secondo dopoguerra nel campo degli elettrodomestici e in genere delle attività legate alla vita familiare e personale, ebbe alcune importanti ricadute anche nel campo della produzione e trasmissione dei suoni.
Molto conosciuta fu la ditta Phonola di Saronno che si era specializzata nella produzione di radio, giradischi, televisori e relativi mobili contenitori. Al seguito della Phonola, nello stesso settore, operò anche la Lesa di Tradate che a sua volta riuscì a crearsi un interessante segmento di mercato. Una indiretta conseguenza in tale campo si verificò quando gli stabilimenti varesini della Ignis, la celebre ditta produttrice di elettrodomestici fondata da Giovanni Borghi, venne assorbita dalla Philips, una ditta quest’ultima che ha sviluppato anche un vasto settore produttivo legato alla produzione e alla diffusione dei suoni. La bandiera locale è oggi validamente difesa dalla nota ditta EMI di Caronno Pertusella che produce dischi e dalla Duplas Avelca di Gerenzano, una ditta specializzata in produzioni cinematografiche e video. Inoltre, a testimonianza della vitalità del Saronnese in questo settore, di deve citare il caso della Fimi di Saronno, una ditta che produce video per applicazioni medicali e apparecchi per visualizzare le ecografie. Tutto ciò ci fa comprendere che sono ormai molteplici le direzioni e le applicazioni che i suoni possono assumere.
Siamo al cospetto di un mondo che sta cambiando a velocità vertiginosa e nel quale ancora una volta le imprese della provincia di Varese si muovono a proprio agio e con grande coraggio. A proposito di novità non dimentichiamo infine che già vent’anni fa la ditta Mazzucchelli di Castiglione Olona aveva messo in produzione, in accordo con una ditta americana, quei floppy disk che oggi sono basilari per tutte le comunicazioni.


 

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