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Cina e Giappone: l'industria guarda ad Est

Due missioni nei due colossi economici dell'Estremo Oriente. Interessanti le prospettive per le nostre imprese. E nel 2002 la Cina si aprirà al commercio mondiale.

Il mondo imprenditoriale della provincia di Varese vuole sbarcare a Est: due recenti missioni economiche hanno posto le basi per una maggior penetrazione in due mercati di grande interesse, come quello cinese e quello giapponese.
In particolare, il progetto "Go local: il sistema camerale italiano in Giappone" - sviluppato da Unioncamere con la collaborazione tecnica di Mondimpresa - ha visto protagonista a Tokyo una delegazione guidata dalla Camera di Commercio, con il consigliere camerale Bruno Amoroso e il segretario generale Mauro Temperelli affiancati dai rappresentanti dei consorzi export del Varesotto.
Si è avuta la conferma del grande interesse con cui un mercato consolidato e ricco quale quello giapponese guarda all'Italia, soprattutto per ciò che concerne il sistema-persona (tessuti, moda, occhiali…) e il sistema-casa (mobili, suppellettili, lampadari…).
Nonostante il periodo di difficoltà che vive l'economia del Sol Levante, infatti, l'export italiano continua a crescere: l'incremento del primo semestre 2001 è stato di ben il 16% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. E in questo ambito, la crescita del sistema-moda è stata addirittura del 48%, mentre per la meccanica, che si colloca al secondo posto, i dati parlano di un +18%.
Certo, serve promuovere ulteriormente la presenza varesina in Giappone.
In particolare, bisogna avere la forza d'agire in un'ottica di territorio nel suo insieme. Molte aziende sono già presenti, ma il contesto è tale da garantire spazio operativo a tante altre realtà della nostra provincia. Purché ci si metta insieme e si affronti nel modo adeguato un mercato con delle caratteristiche profondamente diverse rispetto a quelli europei.
Occorre, allora, attenzione verso quegli aspetti anche formali che nella cultura giapponese hanno un rilievo maggiore che da noi. I particolari sono importantissimi. Basti pensare al giardino giapponese: c'è persino un'arte per disporvi ogni singolo sasso!
Questo vuol dire, ad esempio, che la commercializzazione di un capo d'abbigliamento di buona qualità può essere vanificata da una confezione non curata. Per meglio dire, non curata come desidera il consumatore giapponese.
E ancor più grande - in termini sia di dimensione geografica, sia di popolazione con un miliardo e 300 milioni di abitanti - è la Cina.
Un Paese in tumultuoso sviluppo che sta cambiando volto in tempi rapidissimi: già oggi andare a Pechino, Tianjin o Shangai vuol dire trovarsi in una situazione di grande modernità, del tutto simile a quella di una metropoli nord-americana. Con in più l'estrema precisione che caratterizza il popolo cinese e le opportunità che, in termini di sostegno finanziario e amministrativo agli investimenti, per ora lo stato garantisce.
La delegazione varesina - in questo caso, la missione è stata organizzata dall'Agenzia per la Cina in collaborazione con l'ALCE, l'Associazione dei Consorzi Lombardi di Export - ha potuto constatare la realtà di un'economia il cui prodotto interno lordo, cresciuto dell'8,2% nel corso del 1999, è atteso a un incremento del 9% per il 2002.
I cinesi, esattamente come i giapponesi, hanno fame di moda e prodotti italiani, oltre che di joint-venture per arricchirsi di tecnologia, soprattutto organizzativa. Inoltre, sebbene, guardino agli Stati Uniti come a un modello di sviluppo, 5.000 anni di storia li avvicinano a stili di comportamento europei, piuttosto che americani.
L'impressione ricavata nel corso della missione è, insomma, che ci siano tantissime opportunità da cogliere. E sarà così almeno fino alle Olimpiadi del 2008 a Pechino: per quella data vorranno presentarsi al mondo con il fiocco rosa!
La Cina delle grandi città, dunque. La maggior parte della popolazione, però, vive ancora in campagna, dove il tenore di vita è tutt'altro che alto: rimane ugualmente un mercato interessante?
Certo, perché l'1% della popolazione è già miliardario, con grandi disponibilità economiche. E l'1% di un miliardo e 300 milioni di abitanti equivale a 13 milioni di persone. Ci sono in tutta Europa 13 milioni di miliardari?
C'è un ultimo aspetto di notevole interesse: a partire dal 1° gennaio 2002 Pechino entrerà nell'Organizzazione Internazionale per il Commercio (WTO) e si aprirà, quindi, alla grande distribuzione.
Ecco perché occorre tornare presto in Cina, sin dall'inizio del prossimo anno. Come "sistema Varese" potremo così essere tra i primi a tastare il polso alla nuova situazione.

10/18/2001

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