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Gratis ma non troppo

Un software libero viene rilasciato con una licenza che consente a chiunque di studiarlo, analizzarlo, modificarlo e ridistribuirlo, diversamente da quanto accade con i software proprietari. Il software libero offre notevoli opportunità di risparmio ai privati e alle imprese. Ma attenzione ai costi nascosti e alla qualità dei progetti.


In Italia, la maggior parte degli utilizzatori di personal computer, fino a pochi anni fa, non aveva mai sentito parlare della possibilità di utilizzare programmi gratuiti in grado di fare tutto (o quasi) quello che fanno applicazioni anche molto costose. Eppure la storia del software libero è antica. Negli anni della preistoria informatica, infatti, condividere porzioni di programmi equivaleva a condividere conoscenze scientifiche, e non rappresentava assolutamente un problema, soprattutto nel mondo universitario. Negli anni 70-80 la nascita dei personal computer e la standardizzazione anche delle piattaforme server fece nascere il software proprietario partendo dai sistemi operativi. Chi si ricorda del buon vecchio DOS? E delle innumerevoli versioni di Unix? Al contrario del software libero (Open Source) i programmi venivano distribuiti in forma chiusa, una modalità che non consente a nessuno di visionare il cosiddetto codice sorgente, né tantomeno di diffonderlo.
Negli anni 90 esplode e si diffonde in tutto il mondo il world wide web. Internet esce dai laboratori militari ed universitari e fornisce un impulso decisivo alla nascita e maturazione e di innumerevoli progetti Open Source, il più famoso dei quali è senza ombra di dubbio l’oramai celeberrimo sistema operativo Linux, che rappresenta per milioni di persone e di imprese una valida alternativa ai più diffusi sistemi commerciali.
Ma come è possibile che ci sia in circolazione del software di elevata qualità, libero e gratuito?
Benché gran parte del software libero più diffuso sia distribuito gratuitamente, ci sono programmatori che vivono della manutenzione dei programmi “Open” da loro modificati o semplicemente installati, oppure dell’assistenza prestata a chi li adotta. Inoltre, le comunità di sviluppatori partecipano al miglioramento di una piattaforma o alla realizzazione di nuove funzionalità nell’ambito di progetti che stanno realizzando per dei committenti che comunque finanziano in qualche modo l’attività. Ma c’è soprattutto la passione, la sfida, la voglia di contribuire a un progetto che affascina e che coinvolge, a spingere migliaia e migliaia di programmatori a lavorare gratuitamente e per ed ore a progetti Open Source.
Attenzione però a non confondere il software meramente gratuito dal software libero. Tanto per fare un esempio, il celeberrimo sistema Skype, per la telefonia gratis via web, è gratuito ma tutt’altro che Open Source, motivo che in parte ne ostacola la diffusione in alcuni ambienti.
E per quanto riguarda il copyright ? La gran parte del software libero è comunque distribuito con una licenza. Per esempio, sono licenze di copyright le celeberrime BSD (Berkeley Software Distribution) e la GNU GPL (Licenza Pubblica Generica),
Quindi anche le imprese, di qualunque dimensione potrebbero usufruire in una importante riduzione dei costi dell’EDP?
E’ vero fino ad un certo punto. Infatti nella composizione del cosiddetto T.C.O. (total cost of ownership - costo totale di possesso) di un qualunque sistema informatico aziendale, la voce relativa all’acquisto delle licenze è solo una minima parte, dal 12 al 15%. Le altre voci, come ad esempio la manutenzione, la formazione, i costi di fermo macchina, l’assistenza tecnica e molte altre tendono purtroppo a salire in alcuni scenari complessi di implementazione di software Open Source. I motivi? La minor dimestichezza degli utenti con le interfacce, il maggior ricorso a sistemisti per attività di amministrazione, e piccoli problemi di compatibilità di periferiche. Di contro diminuiscono però anche le esigenze di potenza dell’hardware, e i fermi macchina dovuti a virus e trojan, che tradizionalmente prendono di mira soprattutto le piattaforme proprietarie più famose e diffuse.
Insomma se i software Open Source rappresentano una opportunità di risparmio (e rispetto della legalità) in moltissimi ambiti domestici o di bassa complessità come scuole e piccoli comuni, in progetti di ampio respiro è necessario effettuare delle attente valutazioni il più possibile lontane da “innamoramenti ideologici”. Infatti la rivalità tra sostenitori del software Open e tra i fans di quelli proprietari è oramai leggendaria! Attenzione poi ad una analisi costi/benefici dell’una o dell’altra scelta, anche se in alcuni casi i motivi per sostenere l'uso del software libero, specie nella Pubblica Amministrazione, riguardano anzitutto la libertà, non il prezzo. Sarebbe infatti un errore considerare il solo aspetto economico, la gratuità, come elemento chiave per spiegare il successo e la diffusione dell’Open Source.
Mai come oggi, quindi è necessario valutare l’opportunità di introdurre, anche solo parzialmente, le tecnologie Open Source più mature e consolidate nei nostri Sistemi Informativi aziendali affidandosi a professionisti seri e preparati, che sappiano supportare al meglio le nostre decisioni.

Gratuiti e famosi

Open Office: alternativo e compatibile ai formati alla celeberrima suite, è libero e gratuito. Da provare assolutamente.
Linux: Il sistema operativo Open, per PC e server, più diffuso al mondo. Leggero e sicuro è disponibile in varie versioni con tanto di interfacce grafiche. Da alcuni anni è addirittura distribuito già installato su alcuni server di marca.
Firefox: Il browser Internet gratuito, giunto ormai alla versione 2.0 che fa navigare milioni di utenti in tutto il mondo, garantendo comodità, una maggiore sicurezza e minor consumo di risorse dell’elaboratore.
Le quattro libertà

Secondo Richard Stallman e la Free Software Foundation a lui fondata, un software per poter essere definito libero deve garantire quattro “libertà fondamentali”:
  • Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo (libertà 0)
  • Libertà di studiare il programma e modificarlo (libertà 1)
  • Libertà di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo (libertà 2)
  • Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3)

01/19/2007

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