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L'impresa comunità di persone

Mons. Luigi Stucchi, vicario episcopale per la zona pastorale di Varese, risponde alle domande di Varesefocus su un tema particolarmente significativo per una provincia economicamente avanzata come quella varesina: l'intreccio tra i valori del Vangelo e quelli dell'imprenditorialità.

Tra le preoccupazioni di un Vescovo c'è anche quella di riuscire a farsi ascoltare nell'attuale contesto di affollamento comunicativo. Lei è stato anche giornalista ed ha diretto il settimanale cattolico "Il Resegone " di Lecco. Si è trattato di un'esperienza utile, sul piano della comunicazione, anche per il suo ministero pastorale?
"Certamente è stata un'esperienza utile e significativa, anche perché è stata da me vissuta già in se stessa come una vera esperienza pastorale, perché quel tipo di giornalismo, che porto tuttora nel cuore e nella mia indole, non era una semplice informazione e neppure un commento di parte sugli avvenimenti, ma un autentico sforzo di interpretare fatti di ogni tipo, rilevanza e qualità, dentro tutte le dimensioni dell'esperienza umana in un territorio concreto, alla luce della ispirazione evangelica, quindi alla luce della dignità di ogni persona, chiamata ad agire come soggetto responsabile dentro un progetto più grande di tutte le dimensioni che costituiscono la stessa esperienza umana. Così intesi, quegli anni sono stati una vera esperienza pastorale, attraverso la dinamica tipica della comunicazione di massa, del fare opinione, del confrontare gli avvenimenti e i problemi con valori di fondo irrinunciabili. L'annuncio del Vangelo, servizio tipico del ministero episcopale, è anche così, perché nessuno si smarrisca, perché a nessuno manchi la speranza, perché a nessuno venga tolta direttamente o indirettamente la dignità personale".
C'è chi ritiene che la cosiddetta rivoluzione industriale abbia attenuato, nella società, i valori cari al Cristianesimo. E' d'accordo?
"Può darsi che da una parte li abbia attenuati, come prima conseguenza di una trasformazione profonda dei costumi di vita, non facilmente gestibili nell'immediato, ma sono convinto che abbia creato le condizioni per una più forte domanda di senso e di valore, una domanda non nostalgica di qualcosa che è inevitabilmente passato o addirittura travolto, ma di qualcosa che sta davanti a noi, pronto ad entrare in noi, a diventare senso di vita, luce per nuovi cammini e nuove responsabilità, vangelo appunto, buona notizia per ogni uomo che porta sempre dentro di sé in ogni epoca domande fondamentali e incancellabili".
Quella di Varese è una provincia altamente votata alle attività economiche dell'industria, dell'artigianato e del terziario. I valori di cui si diceva, da noi, sono stati messi in secondo piano o, invece, la crescita sociale e civile, unita al benessere materiale, li ha in qualche modo recepiti e rafforzati?
"Tra crescita sociale e civile e i valori cari al Cristianesimo, i valori cioè del Vangelo e del Magistero della Chiesa, non c'è contraddizione né incompatibilità. Il Vangelo è per il bene pieno di ogni persona in relazione profonda e costruttiva con tutte le altre persone. Il benessere materiale da solo non basta al bene dell'uomo e non ne interpreta tutte le domande che porta nel cuore. Ovviamente lo sforzo da compiere sempre e che non sempre ha immediato riscontro sta proprio nel porre il fermento evangelico come fermento fecondo nel cuore dell'uomo e nelle trasformazioni culturali e sociali: diversamente il cuore e l'organizzazione sociale si possono chiudere nell'egoismo e in sistemi conseguenti che tutelano solo beni parziali e solo per pochi. E' un rischio che si annida in ogni sistema, perché viene prima del sistema stesso e sotto i nostri occhi se ne vedono ogni giorno le conseguenze. Il sistema-Varese nel suo complesso porta dentro la sua storia presenze e convinzioni operative capaci di attenuare questi rischi e addirittura di correggerli, ricominciando evangelicamente dal primato della persona, in particolare da quella più debole. Ogni sistema dimostrerebbe la sua vera vitalità e la sua autentica umanità proprio in questo modo. Urge sempre tenere vive le radici per garantire frutti, soprattutto in tempi di trasformazioni profonde e in tempi di paure e di soluzioni semplificatorie della complessità dei problemi. Noi non scegliamo di lasciarci consigliare dalla paura, ma sempre dal Vangelo, fermento di tutta la società, promozione di ogni persona".
Le ultime encicliche papali in materia di dottrina sociale hanno riposto l'accento sul valore dell'iniziativa economica, senza naturalmente trascurare la dignità del lavoro e la solidarietà. Pensa che nel nostro Paese, oggi, ci sia o no un equilibrato sistema in grado di valorizzare tutte le componenti dell'operare dell'uomo?
"C'è anche certamente una cultura capace di dare vita a un equilibrato sistema in grado di valorizzare tutte le componenti dell'agire umano, è la visione culturale che tiene conto nelle sue stesse elaborazioni e proposte, nelle priorità che indica ed evidenzia, davvero di tutte le componenti, ma ci sono anche culture che proprio nella loro ispirazione non tengono conto di tutte le componenti: il confronto prima che economico, politico, sociale è certamente un confronto culturale, è qui la vera sfida. Se si vuole un vero benessere per tutti nel segno della giustizia sociale, bisognerebbe avere il coraggio di aprirsi ad una visione globale dell'uomo e delle dimensioni della sua storia e del suo operare. Forse la ragione ultima, anche se non unica, di alcune grandi o piccole crisi di imprese economiche, sta esattamente nell'assenza di una cultura capace di generare un equilibrato sistema".
Oggi nel cattolicesimo è in corso una rivisitazione della tesi di Max Weber che riconduceva all'etica protestante lo spirito del capitalismo. Si sostiene che il contributo all'iniziativa privata come motore di sviluppo sia rintracciabile interamente nella stessa dottrina del Cattolicesimo. La provincia di Varese è di fede cattolica, ma è anche prossima alla Svizzera, dove il Protestantesimo è diffuso. Siamo forse anche noi, inconsapevolmente, un pò calvinisti?
"La dottrina sociale cristiana è sempre stata propositiva e la stessa coscienza cristiana ha sempre avvertito la responsabilità di fronte ai beni di questo mondo, compresi quelli economico-finanziari, perché anche attraverso l'esercizio di questa specifica responsabilità si apre non solo la via della testimonianza, ma la stessa via della santità. Il discepolo di Gesù che prende sul serio la sua parola di vita sa che non può seppellire i talenti, disertando per ignavia, pigrizia o egoismo, sa che deve raccogliere la sfida che viene oggettivamente dai beni di questo mondo. Di conseguenza sa che non può stare a guardare. Il coraggio dell'impresa e del rischio d'impresa è un coraggio che gli appartiene e lo caratterizza, fino al punto da concepire l'impresa non solo come strumento solo per produrre ricchezza, tanto meno solo per sé, ma come comunità di persone, non solo quindi come società di capitale. Questo conferisce nuovo valore, nuova valenza etica e sociale, quindi vincoli di responsabilità più forti, alla stessa impresa, prima ancora di connotarsi come specifica impresa sociale, e allo stesso capitale, che non valendo più delle persone, va messo al servizio delle persone, delle famiglie, della comunità intera. Lungi dallo sperperare o dall'agire con disinvoltura in ambito economico-finanziario, si è richiamati a custodire e promuovere, quindi accrescere questi beni, perché la mensa si allarghi per tutti.
Se poi dobbiamo rispondere anche all'ultima battuta, in fraternità e amicizia, dico che il problema non è sapere se siamo forse anche noi, inconsapevolmente, un po' calvinisti, ma di verificare fino a che punto e con quale stile, anche nell'ambito sociale, vogliamo essere cattolici dalle profonde radici e perciò capaci di nuovo coraggio anche nell'ambito della responsabilità di impresa".

09/23/2004

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